Motivazione:Per avere avviato una coraggiosa rilettura dell’Italia contemporanea tesa a produrre una storia condivisa, patrimonio unitario di tutti, e per avere offerto al dibattito culturale temi e problemi con un approccio nuovo, ricco di fonti e prove, primo vero tentativo di memoria critica e riconciliazione nazionale.
Dopo la laurea in Scienze politiche ottenuta all’Università di Torino, agli inizi degli anni sessanta entra nel quotidiano torinese La Stampa (per il quale dopo il disastro del Vajont scrisse un reportage da Longarone che iniziava con la frase «Scrivo da un paese che non esiste più»). Le successive collaborazioni: con quotidiani 1964-1968: Il Giorno (direzione di Italo Pietra); 1969-1972 o ’73: La Stampa, inviato da Milano (direzione di Alberto Ronchey); 1972 o ’73 -1977: Corriere della Sera (direzione di Piero Ottone); 1977-1991: La Repubblica, editorialista (direzione di Eugenio Scalfari, Pansa assunse la vicedirezione); ottobre 2008-oggi: Il Riformista, dove ha portato il «Bestiario» (direzione di Antonio Polito); settembre 2009-oggi: Libero (direzione di Maurizio Belpietro). con settimanali 1983-1984: crea la rubrica «Quaderno italiano» su Epoca (direzione di Sandro Mayer); 1984-1987: crea la rubrica «Chi sale e chi scende» su L’Espresso (direzione di Giovanni Valentini); 1987-1990: crea la rubrica «Bestiario» su Panorama, (direzione di Claudio Rinaldi, Pansa fu condirettore); 1990-2008: il «Bestiario» prosegue su L’Espresso. Pansa è stato per anni uno dei rappresentanti della linea editoriale di Repubblica, vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano. Note inoltre alcune sarcastiche definizioni che Pansa ha dedicato a politici italiani, come quella di "Parolaio rosso", per Fausto Bertinotti o quella di "Dalemoni", allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale.Giampaolo Pansa ha scritto anche romanzi e numerosi saggi di storia contemporanea. La sua attività di saggista ha avuto sempre come principale interesse la Resistenza italiana, oggetto anche della sua tesi di laurea (pubblicata da Laterza nel 1967 con il titolo Guerra partigiana tra Genova e il Po). Nel 2001 Pansa pubblica Le notti dei fuochi, su un argomento nuovo: la guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e conclusa nel 1922 con la presa del potere da parte del fascismo. Una lettrice gli suggerisce di raccontare, dopo la nascita del regime, anche gli ultimi anni del fascismo. Nel 2002 esce I figli dell’Aquila, in cui Pansa racconta la storia di un volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Con questo libro comincia il ciclo «dei vinti», cioè una serie di saggi storici che si concentrano sulle violenze compiute da partigiani comunisti nei confronti di fascisti, partigiani non comunisti ed anche cittadini comuni durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra i suoi saggi sul tema, si ricordano Il sangue dei vinti, vincitore del Premio Cimitile 2005, Sconosciuto 1945 e La grande bugia. Dopo la pubblicazione de Il sangue dei vinti, Pansa è stato accusato da Giorgio Bocca e altri colleghi di aver gettato fango sulla Resistenza. Alcuni esponenti della ricerca storia accademica hanno inoltre criticato Pansa perché, nella comunicazione dei risultati delle sue ricerche, egli non utilizza né le note a piè di pagina, né il linguaggio neutrale e scientifico proprio della storiografia italiana,[senza fonte] privilegiando invece un approccio narrativo. Pansa è stato inoltre accusato di aver utilizzato quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista e di non tenere per nulla conto del contesto di violenza da cui quella reazione, a sua volta sanguinosa, era generata; accuse che Pansa nei suoi successivi libri respinge al mittente, sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi. Il suo libro successivo, La grande bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti. Durante la presentazione del libro in un hotel di Reggio Emilia il 16 ottobre 2006, il giornalista è stato violentemente contestato da alcuni giovani dei centri sociali, in parte di Reggio in parte venuti appositamente da Roma , fra i quali persone della federazione romana di Rifondazione Comunista. In seguito ad altri episodi d’intolleranza e di contestazione avvenuti nei giorni successivi a Bassano del Grappa ed a Castelfranco Veneto, nel corso del giro d’incontri organizzato per promuovere il libro, ed a causa anche delle minacce ricevute, Pansa ha annullato le successive tappe del tour promozionale. I gendarmi della memoria ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti ed è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo. In particolare, il capitolo dedicato alla figura di Riccardo Fedel, comandante partigiano "liquidato" - sostiene Pansa - da una cospirazione stalinista, ha scatenato, poco dopo la pubblicazione, la reazione di alcuni "gendarmi" che, rivendicando - orgogliosamente - di essere tali, hanno attaccato la ricostruzione ad opera di Pansa: la rivista Il Calendario del Popolo, nella persona di Davide Spagnoli. Dopo l’uscita del libro si è rotta l’amicizia con il concittadino Davide Sandalo. Nel maggio del 2007 Pansa ha dichiarato di non essere più di sinistra e che nelle future elezioni politiche si sarebbe molto probabilmente astenuto dal voto, perché gli pareva che entrambi i blocchi fossero allo sfacelo. Nel 2008 Pansa ha ripreso a presentare in pubblico i suoi libri, in occasione dell’uscita de I tre inverni della paura. Nell’ottobre di quell’anno il giornalista è stato ospite della trasmissione televisiva di Raiuno Porta a Porta. Era presente il professor Lucio Villari, ordinario di Storia contemporanea a Roma, che lo ha accusato di "non credere neppure lui a quello che scrive". Pansa ha definito tale opinione "una sciocchezza volgare da giapponese nella giungla".