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2010

Solidarietà crossmediale

Solidarietà crossmediale di Mauro Munafò Quattro ragazzini arrivati dall’Afghanistan a piedi e che tutti evitano o guardano con disprezzo per il colore scuro della loro pelle. Inizia così nel dicembre 2008 la "Città di Asterix", un progetto di story telling che è adesso candidato al Premio Ischia del Giornalismo

Sulla linea dell’autobus 175 a Roma si possono trovare studenti, pendolari, lavoratori ma anche un pezzo di Afghanistan. Quattro ragazzini arrivati a piedi dall’altra parte del mondo, ma che tutti evitano o guardano con disprezzo per il colore scuro della loro pelle. Inizia così nel dicembre 2008 la "Città di Asterix", un progetto di story telling di Carlotta Mismetti Capua, giornalista e collaboratrice dell’Espresso, che è adesso candidato al Premio Ischia del Giornalismo, nella categoria Social Network (è possibile votarlo a questo link).

La città di Asterix racconta la storia di Akhmed e dei suoi tre compagni di viaggio, arrivati nel nostro paese dopo aver percorso cinquemila chilometri in quattro mesi, passando per Iran, Turchia e Grecia: un tragitto tristemente noto per la tratta di oppio e per quella dei bambini. L’arrivo in Italia non è però la fine del viaggio, ma solo l’ennesima tappa. Nei 17 mesi di narrazione quasi giornaliera fatti dalla Capua c’è la quotidianità di una situazione difficile e il tentativo di combattere contro l’indifferenza che circonda la vita delle migliaia di giovanissimi che arrivano in Italia affrontando pericoli di ogni genere.

VIDEO Il cortometraggio

"Quando ho scritto la prima puntata del reportage ho subito capito che non volevo fare solo un bel pezzo, un bel titolo, e poi tutti a casa - spiega la Capua - Non mi sentivo davvero utile, come giornalista, in una situazione così estrema e immensa come quella: avevo trovato per caso 4 ragazzini, ma migliaia ne arrivano ogni anno, uguali a loro".

Proprio per raccontare questa storia in modo diverso, la Città di Asterix adotta un approccio cross-mediale. Carta stampata, video, internet e social network: ogni strumento possibile viene usato attivamente per far conoscere alle persone cosa succede nella capitale e dare loro la possibilità di intervenire per migliorare la vita di chi è in difficoltà. Dopo il primo reportage su un quotidiano, la Città di Asterix è ancora viva grazie a un blog ( lacittadiasterix.blogspot.com), a un popolato gruppo su Facebook (http://www.facebook.com/group.php?g...) e presto diventerà anche un libro. Un breve trailer realizzato per il progetto dal regista Leonardo Cinieri Lombroso è stato inoltre di recente premiato alla prima edizione del concorso MyRome.

La vita multiforme della Città di Asterix diventa anche uno strumento per capire i limiti e le potenzialità della Rete nel portare la gente ad attivarsi in prima persona per aiutare qualcuno. "Il gruppo Facebook l’ho aperto in assenza di altri media disponibili, per testimoniare cosa andava succedendo, senza mai mollare i ragazzi - racconta la Capua - Ho usato Facebook senza conoscerlo molto, solo perché sapevo come si usava, come fosse una matita che era sul tavolo. Mi son poi resa conto dopo che è molto potente, ma anche un po’ rigido: certamente non ha attivato quella partecipazione fattiva, quell’attivismo che mi aspettavo. È difficile partecipare o manifestare con un semplice click, è quasi impossibile senza metterci non la faccia ma il corpo".

Un’altra sfida che il progetto porta avanti è quella sulla diffusione dei contenuti prodotti. Tutto il lavoro utilizza le licenze libere Creative Commons, per permettere la massima condivisione del messaggio, online e offline.

I protagonisti della storia raccontata, e vissuta, dalla Capua sono adesso separati. Dei quattro ragazzi arrivati, ben tre hanno proseguito il loro viaggio verso il Nord Europa. Solo Akhmed è rimasto in Italia e da settembre frequenta una scuola. Una buona notizia che è passata in mezzo a difficoltà, pratiche di ogni tipo e diverse lungaggini burocratiche, affrontate e raccontate con quotidiano impegno. Il lieto fine di questa storia è ancora lontano: conoscerla è però un passo in avanti. (07 giugno 2010)

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