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Premio Ischia
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Testimonial

John Simpson, BBC, premio Ischia Internazionale 2010

"Per me è un grande onore ricevere questo premio, si tratta di uno dei premi più prestigiosi in Europa. Quando ho aperto la busta quasi non credevo che ero stato scelto io"

IL MESSAGGIO DI WALTER CRONKITE PER LA XXX EDIZIONE

”Sono molto felice di partecipare alla cerimonia di premiazione del Premio Ischia questa sera. Mi piacerebbe essere lì con voi di persona, ma alla tenera età di 92 anni, non viaggio più verso lidi lontani. Tuttavia, Ischia è sempre rimasta vicina al mio cuore. Il ricordo del tempo troppo breve trascorso quindici anni fa in quel magnifico gioiello che è la vostra isola è ancora vivido. Non dimenticherò mai la sua bellezza unica, né il calore e la gentilezza delle persone che vi ho incontrato e le conversazioni stimolanti cui quali ho avuto il privilegio di partecipare. Sono profondamente grato ai fratelli Valentino per la loro ospitalità.

Ho seguito il Premio Ischia con molto interesse nel corso degli anni e alla Fondazione Valentino va il mio plauso per aver dato vita ancora una volta a questo evento. La decisione di creare una giuria internazionale, composta da stimati giornalisti, giornalisti televisivi e scrittori, porta ancora maggior prestigio a questo Premio.

Voglio cogliere questa opportunità per congratularmi con coloro che avranno l’onore di ricevere il Premio questa sera, per l’incomparabile contributo che danno al giornalismo. Quale precedente vincitore di questo Premio venerato, mi onoro di trovarmi tra di loro. Il Premio riconosce gli eccezionali risultati conseguiti in ogni aspetto del mondo dell’informazione. Voglio onorare gli uomini e le donne che quotidianamente si trovano in prima linea nel loro lavoro di giornalisti.

Essi sono gli eroi della nostra professione e ne incarnano la vera essenza, dedicano la vita a difendere la libertà di stampa, rischiando perfino di sacrificare la propria. E’ con grande tristezza che questa sera vi annuncio che da quando 15 anni fa ho ricevuto il Premio, più di 500 giornalisti sono periti mentre inseguivano la verità in difesa di una stampa libera e indipendente.

Il grande statista Americano, Thomas Jefferson, ha detto: “Un popolo che si aspetta di potere essere libero restando ignorante spera in qualcosa che non può e non potrà mai essere”. Grazie alle persone eccezionali che onorate con il Premio Ischia, e a tutti coloro che fanno parte della nostra professione, giovani ed anziani, che lavorano diligentemente per scoprire la verità e che non scendono a compromessi con la propria etica, sono ottimista sul futuro del giornalismo. La loro aderenza a questi valori assicura la continuità della democrazia, dove essa esiste, e una barriera inflessibile nei confronti di coloro che cercano di contrastarla ”.

Di nuovo, le mie congratulazioni Walter Cronkite

Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica Italiana

“Il prestigio acquisito dal Premio Ischia è di stimolo per quanti operano nel campo della informazione ad affrontare, in piena autonomia e con spirito critico, le nuove sfide della comunicazione. Far crescere una informazione libera e pluralistica a garanzia della vita democratica dipende non solo dalla qualità dell’impegno professionale ma anche dalla consapevolezza della responsabilità di rappresentare compiutamente la realtà interna europea e internazionale. Essenziale è innovare gli strumenti di comunicazione, di conoscenza e di confronto per rafforzare le istituzioni democratiche e rendere vitale la partecipazione democratica.”

In occasione dell’incontro al Palazzo del Quirinale

David Grossman (Premio Ischia 2007)

Sono arrivato a Ischia con la mia famiglia nel luglio del 2007.

I giorni trascorsi sull’isola in compagnia dei curatori del Premio Ischia sono stati incantevoli. La cordialità e la generosità con cui siamo stati accolti, il calore, l’ospitalità, la bellezza dei luoghi e la gioia di incontrare persone interessanti e colte, italiane e straniere, hanno reso fantastico il nostro soggiorno.

I piaceri fisici e spirituali, le conversazioni approfondite, i dibattiti pubblici – e privati – sui temi più rilevanti e scottanti del momento, l’opportunità di conoscere personalmente esponenti di spicco dei mass media, della cultura, della scienza e dell’economia hanno fatto sì che i giorni trascorsi a Ischia fossero per noi indimenticabili.

Jean Daniel (Premio ischia 2006)

Tra i riconoscimenti ricevuti nell’arco di una lunga carriera, riservo un posto speciale al riconoscimento attribuitomi con il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo. E’ vero che consacrando con passione una intera vita ad un mestiere, ci gratifica ricevere segnali di riconoscimento, nel senso vero della parola. I componenti della giuria di un Premio prestigioso mi hanno riconosciuto, ed a mia volta io rivolgo loro il segno della mia riconoscenza. Nel ricordo che conservo di quelle calorose giornate di luglio nel 2006 non ritrovo alcuna traccia dei riti che avrebbero potuto rendere semplicemente protocollare l’ospitalità che mi è stata estesa. Anzi, le attenzioni che mi sono state rivolte erano sempre accompagnate da gesti premurosi, personali e da una cordialità a volte addirittura fraterna perché avevo vicino i miei amici Eugenio Scalfari e Marcelle Padovani. E’ vero che da molto tempo ormai ho un legame speciale con i lettori della stampa italiana e con tutti i miei colleghi in quanto sono spesso presente sui loro gionali e sempre vengo invitato alle loro manifestazioni politiche o professionali. Provo, così, un sentimento di vera gratitudine. Ma inoltre, devo dire che la perfezione della organizzazione mi ha molto colpito poiché so che gli eventi che si svolgono su di una isola possono essere notoriamente problematiche. In seguito, quando ho appreso che il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, mi ha fatto l’onore di citarmi nel corso dell’incontro riservato ai vincitori del Premio Ischia, mi sono semplicemente sentito colmo di orgoglio. Così auguro a coloro che riceveranno il Premio il prossimo luglio 2009, le stesse gioie e le gratificazioni che sono state riservate a me, mi congratulo con loro in anticipo e mi riprometto di condividere la loro emozione.

Mauro Mazza (Premio Ischia 2008)

Il Premio Ischia si caratterizza per il prestigio dei premiati, per l’impegno di chi lo organizza e per l’approfondimento dei temi legati all’informazione. Ci sono poi i due poli del Premio: quello alla carriera che è una vera incoronazione sul campo per chi lo riceve e il premio giovani che è uno sprone a chi inizia questa professione.

Ferruccio De Bortoli (Premio Ischia 2003)

Il premio Ischia, che mi onoro di aver ricevuto nell’edizione dello scorso anno, è un’occasione preziosa per poter constatare che molti dei luoghi comuni sul nostro giornalismo non hanno alcuna ragione d’essere.

Quando l’anno scorso ho visto sul palco di Lacco Ameno tutte le colleghe che hanno raccontato, anche a rischio della loro vita, le guerre in Afghanistan o in Iraq mi sono commosso pensando al sacrificio e alla passione che hanno messo in ogni loro servizio.

E pensando alla mia collega Maria Grazia Cutuli che poteva essere lì o al fotografo Ciriello o a Ilaria Alpi e altri ancora. Protagonismo? Spettacolo? Beh, qualche vanità (la nostra è una professione di vanitosi) ci sarà pur stata, ma quanto è necessaria, in un mondo di media globalizzati che danno l’impressione (falsa) di vivere tutto in diretta, una vanità fedele e professionale come la loro?

Ecco, il premio Ischia è ancora questo. Poi è, soprattutto il frutto dell’impegno e della passione di Biagio Agnes il quale da grande giornalista non risparmia nemmeno agli amici, come è accaduto l’anno scorso, le domande più insidiose. Ma un giornalista se non è scomodo non è un giornalista e, quando è accomodante, al massimo lo trattano con la gentilezza formale che si riserva a un buon maggiordomo.

Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica italiana

Il “Premio Ischia” non è l’esaltazione e la promozione di una determinata località o di una specifica regione, ma è una istituzione che ha un contenuto profondo per quanto riguarda il tema della professione del giornalista. Ai premiati va tutta la mia stima, sono ben lieto della scelta compiuta quest’anno, e maggiormente perché anche quest’anno sia stato premiato un giornalista straniero. Questa scelta dà piena sensazione di come il mondo della comunicazione italiana sia consapevole di essere integrato nella realtà internazionale e desideri che la stampa internazionale segua e si interessi delle vicende italiane, sviluppando una sempre e più crescente integrazione all’interno dell’Europa.

In occasione dell’incontro al Palazzo del Quirinale

Peter Stothard (Premio ischia 2002)

Prima di vincere il Premio Ischia conoscevo l’isola solamente per l’iscrizione sulla famosa “Coppa di Nestore”, parole scritte con l’alfabeto della Grecia classica, le più antiche sopravissute fino ai giorni nostri. Secondo un visitatore che intorno al 750 aC venne ad Ischia, “Chiunque beva il contenuto, subito sarà catturato dalla dea dell’Amore”: questo visitatore, il vincitore del Premio nel 2002, ha tenuto fede alla tradizione, innamorandosi dell’isola come tanti hanno fatto nel corso di 3000 anni. Quelle antiche parole, apparentemente chiare, in realtà sono altrettanto aperte a diverse interpretazioni, come le parole che leggiamo oggi sui giornali e gli argomenti di cui discutiamo durante il Premio. E’ stato per me un onore prendere parte ai dibattiti sui media, la loro moralità e linguaggio, come pure l’essere stato designato da una giuria tanto qualificata e seguire le orme di Arrigo Levi che è stato amico de The Times di Londra per tanto tempo. Ora in quanto redattore del Times Literary Supplement, scrivo tanto del mondo antico quanto di quello moderno, ma sarò sempre felice di partecipare al Premio e poter discutere con grandi giornalisti, magari sorseggiando un drink, sull’isola dell’antica Coppa di Nestore.

Antonio Ghirelli (Premio Ischia 2003)

Una fresca sera di luglio, un grande teatro all’aperto gremito di bella gente, un’isola incantata e magnetica come Ischia, rappresentano già di per sé stessi un eccellente impegno del tempo libero, che poi addirittura una specie di sogno di una scespiriana notte di mezza estate se, dal palcoscenico di quella sala, leggiadre fanciulle ed austere personalità annunciano a un certo punto che l’illustre giuria della ventiquattresima edizione del premio internazionale di giornalismo ti ha conferito all’unanimità un riconoscimento speciale alla carriera.

Sul momento non pensi nemmeno che l’ingresso in quel pantheon del giornalismo arriva, non dirò fuori tempo massimo ma comunque al termine o quasi della corsa. Non importa, per una serie infili anche tu la maglia rosa e sali correndo, ma badando bene a non inciampare, sul podio dove sono stampate le orme dei Montanelli, degli Afeltra, dei Biagi, degli Scalfari, e di tanti altri fuoriclasse che ti hanno preceduto.

Mario Cervi (Premio Ischia 2003)

Poiché il mio percorso umano e giornalistico è stato molto lungo ho ottenuto, magari immeritatamente, più che un riconoscimento professionale. Tra quelli di cui sono accreditato il Premio Ischia ha nella mia memoria, e nel mio cuore, un posto particolare.

Perché è un premio serio, perché è un premio onesto, perché è un premio prestigioso in un Paese dove si ha a volte l’impressione che un premio qualsiasi, comunque motivato, non possa essere negato a nessuno (un tempo si diceva per i sigari). Grande merito per questo alto tasso di credibilità del premio Ischia spetta al suo condottiero, Biagio Agnes: che non intende regalare a casaccio né i sigari né i premi. Poi c’è la bellezza di Ischia: che dà al premio non solo il nome ma una cornice straordinaria. L’età mi colloca, con personaggi più importanti di me, tra i veterani del premio Ischia: al quale auguro tante altre edizioni e fortune. Un augurio di lunga vita, insomma, che nei momenti d’ottimismo rivolgo anche a me stesso.

Gaetano Afeltra (Premio Ischia 2000)

Nata con la camicia, si potrebbe dire, per questa manifestazione baciata dalla fortuna di svolgersi su una delle isole più belle del Mediterraneo. Il premio, in questo caso, è nel fatto stesso di trovarsi a Ischia, storditi dai suoi profumi, dagli incanti di panorami che mutano a ogni svolta dei sentieri che si arrampicano su per i suoi colli verdeggianti.

In una cornice festante, una gioia da vedere e ascoltare: belle presentatrici, affascinanti modelle, canzoni alla moda in un’atmosfera di mondanità per rendere omaggio alla “festeggiata” numero uno: l’informazione giornalistica, la comunicazione capace di superare le frontiere – geografiche, politiche, culturali, mentali – per fare dell’universo dei lettori di giornali una grande comunità di cittadini del mondo.

Jean Marie Colombanì (Premio Ischia 1999)

Non c’é niente di più lusinghiero che essere prescelto da colleghi. Quando si crede nell’Europa, nella sua identità, ma soprattutto nel suo futuro, non vi è niente di più stimolante che essere gratificato dai giornalisti di un Paese vicino ed amico, l’Italia. Infine, in quanto corso, mi rassicura di aver ricevuto un gesto di amicizia da un’altra isola italiana, Ischia, con la quale abbiamo tanto in comune. Alla luce di tutto ciò, si può capire quanto sia stato felice nel ricevere il Premio Ischia.

Bruno Vespa (Premio Ischia 1999)

Ricevere il premio Ischia è stato per me una forte emozione che non provavo dal’78 quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini mi consegnò il premio Saint Vincent per le grandi e drammatiche telecronache di quell’anno. Nella sterminata moltitudine dei premi giornalistici, l’”Ischia” si è sempre distinto per l’autorevolezza e l’indipendenza della giuria, per il rigore della selezione e per l’organizzazione perfetta. Per quel che mi riguarda, i pochi premi che ho ricevuto mi hanno colto di sorpresa e riempito di gioia. Per questo conservo molta gratitudine per Biagio Agnes e i suoi magnifici collaboratori.

Pietro Calabrese (Premio Ischia 1999)

La più bella vacanza della mia vita l’ho passata sulla “Rondine”, la barca di 24 metri di Pietro Ferrandino, valoroso comandante ischitano. Era l’estate del 1991, la prima volta che vedevo l’isola. Ci sono tornato nell’estate del 1999, la sera del 17 luglio, per essere incoronato “re per una notte della carta stampata”. Insieme a mia moglie Barbara e mia figlia Costanza, che si ostina a voler continuare la tradizione giornalistica della famiglia. Una serata indimenticabile, per molti motivi. Il Premio Ischia non è uguale a tutti gli altri. I premiati sono votati dai colleghi, e conoscendo la categoria arrivare primi non è un gioco da ragazzi. E’ il più importante riconoscimento giornalistico per un direttore (l’altro grande premio italiano, il Saint Vincent, per statuto non può essere vinto da un direttore). Ti iscrive di diritto nell’albo dei professionisti più prestigiosi. E, cosa che non guasta, è un premio che porta fortuna. Quella notte del 17 luglio di fine secolo, ho capito due o tre cose essenziali che mi hanno fatto prendere alcune decisioni importanti. Di cui non mi sono pentito e che mi hanno portato bene. Grazie, Ischia.

Stefano Folli (Premio Ischia 1998)

È difficile, anzi è impossibile dimenticare il fascino del Premio Ischia. La suggestione dell’isola, l’atmosfera della serata, la simpatia di tutti. È passato un po’ di tempo da quando l’ho ricevuto, ma il ricordo non si attenua, diventa persino più vivo, come accade solo per gli eventi importanti, quelli che si conquistano un posto indelebile nella nostra memoria. Ischia è un’isola ricca di storia, il suo passato e il suo presente si fondono in forme imprevedibili, formano una straordinaria unità: ed è questo che colpisce la fantasia e rende quei luoghi un po’ magici. In fondo il vero premio consiste nell’essere coinvolti in questa magia irripetibile. E il merito degli appassionati organizzatori del Premio Ischia è proprio quello di interpretare nel modo giusto lo spirito dell’isola. Ora che siamo al Ventennale, trovarsi nell’albo d’onore rappresenta un motivo di grande soddisfazione, direi di orgoglio. L’augurio è che il Premio possa vivere ancora molti anni paragonabili ai primi venti: voglio dire con le stesse atmosfere e la stessa capacità di intrecciarsi con gli incanti dell’isola. L’Italia è cambiata e l’Europa oggi è più vicina. Scorrendo i nomi dei premiati si colgono subito i segni di tale cambiamento, gli indizi di un sentire europeo sempre più diffuso. E di questo il Premio Ischia continuerà a essere anche in futuro, ne sono certo, la migliore testimonianza. Ma sempre restando fedele alla propria tradizione, in un angolo di Mediterraneo che ha in sé il dono dell’eternità.

Cristina Parodi (Premio Ischia 1998)

Ricordo con grande gioia quel fine settimana di due anni fa trascorso ad Ischia. Intanto, perché ero molto lusingata dal ricevere un Premio Giornalistico così importante per il mio lavoro televisivo e poi perché finalmente avevo l’occasione(e che occasione) di mettere piede su quell’isola che, confesso, non avevo mai visitato. Non so se sia stato più bello presenziare come protagonista a quella splendida serata di gala oppure scoprire il giorno successivo le bellezze e il fascino dei colori e degli scorci di questo posto davvero unico. In ogni caso è stato uno splendido weekend: grazie a questo riconoscimento di cui vado fiera e alla sua meravigliosa......cornice!

Emanuela Falcetti (Premio Ischia 1998)

Lì, davanti a me, seduti in prima fila: il mio passato, il presente il futuro. 18 anni di lavoro. Per ogni tempo un nome, una persona. Biagio Agnes, il “mio” primo direttore generale, e tanta televisione. Il “mio” presidente di oggi, Zaccaria, con il “mio” direttore del Gr1 Paolo Ruffini. Mi sorridono ed io mi sento banale: ho la stessa emozione di 18 anni fa. E poi il mio futuro: il “mio” direttore di Rainews 24: il satellite, più internet, più la televisione e la radio: le istruzione per l’uso della nuova TV. Lì davanti a me, al premio Ischia, che anche grazie a loro ora è “mio”.

Gian Antonio Stella (Premio Ischia 1997)

Baciato dalla sorte, da Biagio Agnes e da Milly Carlucci, mi è capitato di vincere” l’Ischia” qualche anno fa e devo dire che ancora benedico quel momento. Per due motivi. Il primo è che, di tutti quelli che vengono distribuiti in Italia, dove una località turistica, come diceva Ennio Flaiano nella “solitudine del satiro” non è una località turistica se non ha un suo premio letterario o giornalistico, questo è l’unico che venga assegnato da un ampio sondaggio tra i colleghi. Cosa che equivale a indossare la maglia azzurra della Nazionale di Calcio non per il ghiribizzo del Valcareggi di turno ma per diretta investitura dei terzini, dei mediani e dei centravanti con cui hai giocato. Il secondo è che, in tanti anni di servizi in giro per le strade, le piazze e i viottoli di tutta l’Italia, non mi era mai capitato (vergogna!) di vedere Ischia. E ne approfittai per organizzare, con mia moglie, un lungo week-end in un alberghetto piccolo e carino dalle parti di Sant’ Angelo. Il resto lo fecero il sole, il mare, i bagni termali, le cozze, gli spaghetti alla marinara e un leggero bianco isolano nel cui ricordo….Prosit.

Eugenio Scalfari (Premio Ischia 1996)

Ricordo quella serata, bellissima e colorata con tutti i meravigliosi colori dell’isola, e rallegrata dai volti di tanti amici e colleghi carissimi, nel corso della quale mi fu conferito il Premio. Uno dei pochissimi che ho accettato con gioia di ricevere. E ricordo anche con grande piacere la bella musica che Renzo Arbore suonò e cantò per tutti noi in quella festosa occasione. L’allegria, di questi tempi, è diventata merce rara. Perciò questa vostra serata cade assai opportuna: siate dunque allegri, come buon augurio alla riuscita della fiducia e della speranza.

Carlo Rossella (Premio Ischia 1996)

Ho vinto il Premio Ischia nel 1996. Motivazione: i miei “successi” alla direzione del TG 1. Peccato che allora, da alcuni mesi, non lavorassi più alla RAI. Debbo dire che accettai il Premio con tanta gioia, ma anche con qualche rimpianto. Sotto i riflettori, quella sera, mi accorsi che la televisione mi era rimasta nel cuore, come una fidanzata abbandonata di malavoglia. Per questa ragione, dopo tre anni esatti da quel Premio Ischia, sono tornato in TV. Non più alla RAI ma a MEDIASET, la grande, meravigliosa concorrente della TV pubblica.

Walter Cronkite (Premio Ischia 1995)

Provo sconfinata invidia per coloro che s’incontreranno quest’anno ed in quelli futuri nella splendida isola di Ischia in occasione del Premio Ischia di Giornalismo. Lo scenario è di per sé senza paragone in questa piccola isola che è uno sfavillante gioiello la cui luce si riscontra in pochissimi altri luoghi sulla terra. Il suo segreto risiede dei suoi tanti e diversi aspetti, ognuno dei quali è da esplorare passando di scoperta in scoperta, ognuna più splendida della precedente. Ischia Porto, l’approdo più frequente per chi arriva, dominato dall’antico castello stimola immediatamente nel visitatore l’immaginazione ed il senso della storia. Poi si prosegue lungo la strada che sale sulla collina immersi nel profumo di giardini fioriti verso le alture ricoperte da pinete praticamente intatte. Quindi, alla prima grande curva, si rimane senza fiato per la vista del panorama di Ischia, uno spettacolo di scogliere a picco e spiagge accoglienti con piccoli porti completi di faro pronti ed in posa per fotografi ed artisti. E’ doveroso fare delle soste lungo il percorso per rinfrancarsi presso le tipiche taverne o magari per fare un bagno nel mare. In seguito ci saranno i bagni termali per cui l’isola è famosa; si racconta che siano in grado di curare praticamente tutto anche le malattie che ancora non sono state scoperte. La gita verso la maestosa cima del Monte Epomeo attraversa zone segnate da eruzioni antiche e che oggi sono sono addolcite dalla presenza delle vigne dove si produce il classico vino d’Ischia, secco e con un aroma unico. Il fortunato vincitore del Premio Ischia riceve quindi il riconoscimento nel corso di una solenne cerimonia che si svolge in una cornice maestosa. Il Premio stesso ha acquisito una importanza che si riflette nello scenario circostante. E’ un importante promemoria del ruolo che oggi il giornalismo ricopre nel mondo moderno. Un promemoria necessario purtroppo per la maggior parte del pubblico. Abbiamo la tendenza a considerare con indifferenza l’importanza che la stampa libera riveste per la nostra civiltà (ovviamente ci riferiamo alla stampa in genere, compresi i notiziari radiotelevisi oltre alla carta stampata). Anche se questi riconoscimenti sono destinati, come è giusto, ai vincitori designati, essi servono per riconoscere l’attaccamento alla propria professione da parte di tutti i giornalisti responsabili, un attaccamento che non di rado richiede straordinario coraggio. Nell’ultimo anno almeno 26 giornalisti mentre cercavano la verità sono stati uccisi, di solito per mano di chi preferisce continuare a svolgere le proprie sporche azioni nell’ombra. Altri 129 giornalisti si trovano nelle carceri dei regimi politici che temono la luce del giorno. Sono gli eroi caduti nella guerra dell’informazione, quella che dobbiamo vincere in maniera trionfale se i popoli dovranno rimanere liberi. Poiché non può esistere vera libertà senza indipendenza di parola e di stampa. Il giornalismo non può rivestire il ruolo dell’insegnante in classe, ma è uno strumento essenziale per la crescita culturale della società civile, crescita senza la quale la democrazione non può sopravvivere. Un popolo ignorante ed anche uno privato della stampa libera sono semplicemente i vassalli dell’autocrazia dei colti. Non possiede infatti gli strumenti adatti a partecipare al governo di sé tramite l’esercizio consapevole del suffragio nelle urne. Thomas Jefferson, tra i primi stastisti americani, circa duecento anni fra espresse molto bene questo concetto: “un popolo che si aspetta di poter essere libero restando ignorante spera in qualcosa che non può e non potrà mai essere”. Quindi di nuovo, quest’anno, leviamo il cappello davanti a quanti saranno onorati ad Ischia, coloro i quali perseguono con coraggio e devozione la grande missione del giornalismo libero e leviamo il cappello anche per coloro che organizzano questo evento ricordandoci ogni anno l’importanza della nostra professione.

Enrico Mentana (Premio Ischia 1995)

Di premi, immeritatamente, ne ho vinti anche altri, ma di quel Premio Ischia ricordo l’emozione (sensazione - confesso - per me poco familiare) che mi prese quando Biagio Agnes telefonò per dirmi che il sondaggio condotto tra un bel numero di colleghi mi aveva indicato come il giornalista televisivo dell’anno, perché quel Premio Ischia, per la prima volta non veniva assegnato come succede di solito da una più o meno autorevole congrega di giurati: era una indicazione referendaria dell’odiamata categoria giornalistica a indicare i vincitori. Il fatto di essere scelto non poteva non lusingarmi: hai un bell’essere iconoclasta e sfottitore, ma quand’è il momento l’apprezzamento di chi fa il tuo stesso mestiere ti fa davvero piacere.

Vittorio Feltri (Premio Ischia 1995)

C’è stato un periodo della mia vita in cui non trovavo il tempo per andare a ritirare tutti i premi giornalistici che vincevo. Incredibile. Per lustri, decenni, neanche una patacca, poi, all’improvviso mi hanno attribuito qualsiasi alloro previsto per la mia categoria. Quando nel 1995 seppi che gli iscritti all’Ordine avevano scelto la mia trascurabile persona per assegnarle il premio Ischia ebbi un brivido. Anzi, due. Uno di gioia nel constatare che ai colleghi non ero antipatico quanto credevo, un altro di terrore all’idea che per ricevere l’insperato riconoscimento avrei dovuto imbarcarmi sul traghetto, dato che Ischia purtroppo è un’isola; e io amo il mare, ma solamente in cartolina. L’attraversata fu un’esperienza sconvolgente e non la rifarei mai più se non nel caso in cui gli organizzatori del premio trovassero il modo di assegnarmelo una seconda volta. Il coraggio è un bene prezioso e non va sprecato.

Frank Cimini (Premio Ischia 1994)

“Era il settembre del 1994. Ricordo ancora la motivazione scritta a penna su un foglietto di carta dal direttore Pasquale Nonno. Mi davano il Premio Ischia per aver seguito l’inchiesta Mani pulite dimostrando indipendenza da tutti i poteri, soprattutto da quello giudiziario. Una motivazione che con semplicità diceva tutto. Il Premio Ischia è l’unica gioia che ho avuto dal mio lavoro su Mani pulite. Il perché sta tutto in quella motivazione. L’indipendenza di giudizio in questo paese costa e costa tanto. Dal momento che mi sono preso un sacco di querele penali e civili dai magistrati e dai loro fiancheggiatori. Così Mani pulite per me, come per i pochissimi altri critici della falsa rivoluzione, non finirà mai, perché per anni delle verità che ho scritto risponderò nelle aule dei tribunali ai colleghi di chi mi ha querelato. Ricordo infine di aver devoluto i soldi del Premio ai detenuti degli anni ’70 e ’80 attraverso l’associazione Calusca City Lught di Primo Moroni. Primo adesso non c’è più. Fu uno dei miei maestri e non lo scorderò mai.”

Mario Pendinelli (Premio Ischia 1991)

Settembre 1991. La guerra del golfo era finita da poco. Ad Ischia, per ricevere il Premio, c’era anche Peter Arnett, il giornalista della CNN che aveva raccontato in diretta la battaglia di Bagdad: l’avventura di Saddam Hussein ci appariva allora come un incubo dissolto dalla pioggia dei missili americani. Ischia era certo il luogo più adatto per parlare di pace. Un mese prima, a Mosca, era fallito il colpo di stato per spodestare Gorbaciov. L’impero sovietico si stava dissolvendo senza spargimento di sangue. L’enorme apparato nato dalla rivoluzione del 1917 svaniva insieme con l’utopia più grande della Storia. Eravamo tutti ottimisti, nella splendida cornice del premio; il cielo così sereno di Ischia sembrava lontanissimo dalle nubi che già si addensavano sui Balcani. Serbi e Croati in quei giorni si scambiavano sporadici colpi di artiglieria, ma non avevamo voglia di pensare ad una nuova guerra. Era invece proprio l’inizio di un’altra pagina nera per l’Europa. I premi sono quasi sempre solo una festa e una celebrazione: quello di Ischia è anche un’occasione di riflessione. Ricordo una stimolante discussione con Arnett. Nel mondo della comunicazione globale, molti avevano avuto l’illusione che l’evento nel Golfo fosse rappresentato dalla novità dei bombardamenti trasmessi, minuto per minuto, in televisione. Non era del tutto vero: il fatto restava la guerra, la crisi della politica dopo la caduta del vecchio ordine internazionale.

Sergio Zavoli (Premio Ischia 1990)

Il premio Ischia lo ricevi, suppongo, per una lunga attività professionale, averla rispettata, esserne usciti indenni con la salute e la coscienza, o viceversa. È un premio ambito, anche perché è sotto il giudizio, per dir così, di una “corporazione” che non fa sconti a nessuno. I suoi amatori, a cominciare da Biagio Agnes, con cui ho diviso gli anni tra i più difficili e belli della RAI, devono avere avuto una mano speciale se la manifestazione ha visto aumentare di continuo la propria fama e oggi è, del suo genere, la più reputata. Non dovrei dirlo, avendo già calcato questa scena, ma con Biagio non ci sono mai stati minuetti, solo amicizia e rispetto, molto lavoro e… quasi altrettanta allegria.

Biagio Agnes (Premio Ischia 1988)

“....il Premio Ischia ha di che vantarsi e il vanto maggiore è quello di dare un contributo alla riflessione, e di invitare a farlo. Perché il giornalismo è autentico se si interroga continuamente sul suo ruolo e se risponde sempre in positivo nel processo di costruzione e di difesa della libertà....”

Giulio Andreotti (Premio Ischia 1987)

Le nozze d’argento, per una famiglia, una volta un po’ meno, ma ora molto di più, segnano un traguardo di lunga durata. Per un premio, il giubileo dei cinque lustri è molto importante specie se, come per quello di Ischia, il rilievo e la eco sono stati crescenti.

L’isola è legata profondamente al ricordo di Angelo Rizzoli che prese ad amarla e ne aiutò molto la valorizzazione. Certamente aveva anche il suo interesse, ma quel che ha realizzato è di indubbio valore collettivo. Come del resto – anche se gli sviluppi sono stati diversi – accadde per Marzabotto. Commosso per la tragedia di quella popolazione falcidiata dai tedeschi, ricostruì, ampliandola, la cartiera distrutta dalla guerra. Subito dopo il prezzo della carta ebbe un balzo e l’opera buona divenne fonte di buoni guadagni.

Questa edizione giubilare del Premio Ischia si svolge in un momento difficile e complicato della vita internazionale, con vecchie crisi irrisolte, nuovi fronti di conflitto, timori quotidiani di esplosioni della violenza. Se la stampa e le radiotelevisioni sono corrieri di preoccupazioni e di tristezze non è certo colpa dei giornalisti. Semmai vanno lodati quelli – tra cui molte donne –che rischiano forte pur di assicurare i servizi immediati dai luoghi bollenti.

Guglielmo Zucconi (Premio Ischia 1987)

La mia gratitudine verso gli amici che mi hanno assegnato l’VIII Premio Internazionale Ischia per il giornalismo quotidiano va oltre il fatto in sé per quanto lusinghiero esso sia. La premiazione, avvenuta il 19 settembre nello splendido parco dell’Hotel Excelsior, mi ha infatti fornito altre occasioni di soddisfazione. Infatti, grazie all’indimenticabile serata, ho messo piede per la prima volta ad Ischia. Lo so, é quasi vergognoso per un italiano che ha girato buona parte del mondo non essere mai stato ad Ischia prima d’ora, ma ciò accade soprattutto quando i luoghi, i paesaggi, i monumenti sembrano quasi a portata di mano e ci si ripropone continuamente di visitarli un giorno o l’altro. Poi, il tempo passa e l’appuntamento viene rinviato. Una cosa é certa: é mia ferma intenzione tornare ad Ischia, ora che l’ho conosciuta ed ammirata, per un periodo sicuramente più lungo e febbrile di un premio, che anche ad un vecchio giornalista come me crea emozioni ed imbarazzi. Il secondo motivo di gratitudine deriva dal fatto che ad Ischia gli amici ischitani e napoletani mi hanno premiato per la prima volta quale giornalista. Infatti, nonostante una carriera che gli amici definiscono onorevole e i nemici non riescono a classificare infame, nessuno pare, si era mai accorto fino ad oggi che io avevo diretto numerosi giornali e che ho scritto e continuo a scrivere per quotidiani e periodici. Che il premio mi venga da Napoli e da Ischia mi riempe di gioia, anche per un terzo motivo: io sono infatti un napoletano mancato, e lo dico non per sciocca piaggeria ma per un preciso motivo, che ora spiegherò. Quando ero ragazzo incominciai a scrivere poesie e commedie dialettali, ma il mio dialetto-madre é il modenese, un linguaggio cioé che oltre un raggio di trenta chilometri diventa incomprensibile. Grazie a quella vocazione incominciai a invidiare gli scrittori napoletani che hanno a disposizione un dialetto che in realtà é una lingua, ricca e diffusa in una vasta area geografica e ormai in gran parte compresa anche al centro e al nord Italia. Così imparai a conoscere e ad amare Scarpetta, Viviani, Di Giacomo, Bovio, De Filippo, e tanti altri e così sentii con maggiore forza il rimpianto di non essere nato all’ombra del Vesuvio. Anzi, a questo proposito confesserò una mia segreta ambizione: il mio più alto desiderio come giornalista sarebbe stato diventare un giorno il direttore del "Mattino" e sentirmi chiamare "don Guglielmo". Sono arrivato ad essere semplicemente un collaboratore. E’ già molto.

Pio Mastrobuoni (Premio Ischia 1987)

Sono passati 22 anni da quando mi fu conferito il Premio Ischia per la mia attività di inviato speciale dell’Ansa. Un evento indimenticabile che a ricordarlo mi riempie il cuore di gratitudine e di tanta nostalgia. Il tempo è passato in fretta. Da allora ho smesso di fare il giornalista e oggi mi occupo di Asia e Africa in qualità di vice presidente dell’ISIAO, l’istituto nella cui fondazione si trovano i nomi di Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci. Ma se per incanto potessi tornare indietro, sognerei ad occhi aperti di rivivere quella magica serata in cui mi sentii al centro dell’attenzione e della simpatia di un pubblico straordinario, quale solo il prestigioso e ambito Premio Ischia è capace di radunare nella calda e accogliente isola del golfo di Napoli.

Pasquale Nonno (Premio Ischia 1986)

Ho un ricordo molto affettuoso di Peppe Valentino. Aveva un modo discreto, quasi timoroso, di farmi perdere tempo prezioso, quando dirigevo “Il Mattino”, sollecitando il mio interesse per la sua creatura, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo. Discreto ma non privo di insistenza: conosceva il mio grande affetto per l’Isola e pensava giustamente di sfruttarlo per ottenere dal grande quotidiano un’attenzione che non aveva mai avuto fino ad allora e far fare al premio un salto di qualità. Le insistenze del buon Peppino andarono ben oltre le sue aspettative perché io feci del “Mattino” il vero e proprio sponsor del premio che pian piano aumentò di peso, fino ad approdare tra i premi più importanti, conquistando l’attenzione dei mezzi di informazione e in particolare della Rai Tv. Egli, Peppino, ad ogni edizione del premio faceva il pieno di orgoglio: per i giornalisti premiati, per i nomi che facevano parte della giuria, per gli apprezzamenti che venivano fatti alla bellezza dell’isola e che egli accoglieva come fossero rivolti alla sua persona. Mi sembra giusto ricordare quest’uomo gentile e modesto che sfacchinava durante tutto l’anno per la riuscita del “suo” premio, anche se al momento dei riconoscimenti e degli applausi lui non c’era mai. Ora non c’è più da un pezzo. Ma nel ventennale del premio mi sembra giusto ricordarlo. Caro Peppino, anche quest’anno è andata!

Enzo Biagi (Premio Ischia 1986)

Una volta anche io ho ricevuto il Premio Ischia e naturalmente ne fui onorato. Ebbe per me un significato speciale: mi ricordò dell’editore al quale credo di dovere quasi tutto, Angelo Rizzoli, conosciuto come il Commenda sia dalla famiglia che dai dipendenti. Dobbiamo a questo Martinitt, quest’orfano milanese che da apprendista tipografo ha creato un’attività prestigiosa di importanza internazionale; la promozione di Ischia, il luogo in cui è arrivato per caso e del quale si è innamorato. Ricordo un soggiorno lontano. Pietro Nenni era anche lui ospite a Lacco Ameno e io che lavoraro alla Rizzoli dovevo convincere il leader socialista a scrivere le sue memorie. Promise di farlo, ma dovemmo accontentarci dei suoi diari. Spero di tornare di nuovo anche se, come disse un famoso personaggio tedesco “non bisogna mai tornare dove una volta si è stati felici”.

Piero Angela (Premio Ischia 1985)

Nei tempi duri del regime sovietico circolava una barzelletta che diceva: "I premio: un viaggio a Mosca, II premio: due viaggi a Mosca, III premio: tre viaggi a Mosca...". Credo che quando ho ricevuto il Premio Ischia, nel 1985 il premio fosse anche e soprattutto il viaggio a Ischia. Un’isola che fa capire subito perché l’Italia è un Paese diverso dagli altri. Chi, come me, ha abitato per 13 anni fuori dall’Italia, viaggiando poi moltissimo per lavoro in tanti paesi, si rende conto che possediamo gioielli straordinari, che non apprezziamo (e valorizziamo) abbastanza. L’occasione di un premio è poi sempre occasione di bilanci. Sul proprio lavoro, ma anche sulla nostra professione. Riusciamo veramente, con il nostro lavoro a comunicare col pubblico attraverso un linguaggio giusto per aiutarlo a capire meglio il proprio tempo? Non ne sono molto sicuro. In un paese in cui la metà della popolazione adulta ha dalla quinta elementare in giù, bisognerebbe guardare non solo avanti, ma anche un po’ indietro. Molti dei premiati di questi due decenni a Ischia hanno saputo farlo, senza nulla sottrarre alla qualità dei contenuti. C’è da augurarsi che nei prossimi cruciali 20 anni molti altri giornalisti ricevano il Premio Ischia proprio per essere riusciti ad allargare sempre più il cerchio e a spiegare sempre meglio il mondo complicato in cui viviamo.

Giorgio Bocca (Premio Ischia 1984)

“... dicono che fare il giornalista sia meglio che lavorare. E infatti io mi diverto. Se per questo mi premiano, mi diverto ancora di più...”

Indro Montanelli (Premio Ischia 1980)

La vincita del Premio Ischia mi ha fatto piacere due volte. Una per la splendida compagnia a cui mi ha associato, quella dei miei predecessori, tutti colleghi di primissima scelta e qualità. L’altra perché mi fu assegnato con tale grazia e simpatia da farmi pensare che gl’ischitani mi vogliono bene. Ora, siccome di Premi Ischia ne ho avuti due, essi mi hanno fatto piacere quattro volte, e in qualche eccesso di ottimismo arrivo perfino a sperare che non sia finita. So benissimo che gl’ischitani hanno già, per amor mio, violato una volta la norma che vieta di assegnare il premio a chi lo ha già avuto. Ma, visto che l’hanno già violata, tanto vale rifarlo, magari introducendo nello statuto la seguente variante: “Il ripremiato non può esserlo una terza volta per tutto il primo secolo della sua vita”. Senza impegnarsi a nulla, i miei amici ischitani mi lascerebbero una speranzella. E siccome mi vogliono bene quasi quanto io ne voglio a loro, sono sicuro che non me la negheranno.