Intervista a AbdalAziz vincitore del Premio Internazionale

"Noi siamo contrari alle armi come soluzione e abbiamo pensato che la migliore soluzione fosse quella di combatterli online."

Qui cÔÇÖ├Ę la possibilit├á di parlare liberamente, il diritto di esprimersi su qualsiasi cosa.

 

Io sono AbdalAziz, ho ventiquattro anni e sono di Raqqa. Sono un dei fondatori di una organizzazione che si chiama “Raqqa is being slaughtered silently” (Raqqa è massacrata in silenzio), lavoriamo per documentare tutti i crimini dell’ISIS e del regime dittatoriale e le violenze sui Siriani.

Lavoriamo in due squadre, una interna e una esterna. La prima lavora in Siria. Questa squadra è molto importante in quanto manda le notizie alla seconda, la seconda poi le pubblica. La nostra prima squadra svolge anche altre attività come campagne di graffiti, inoltre diffondiamo anche una rivista all’interno della città. Quindi il nostro lavoro far prendere coscienza alla popolazione civile che ancora vive lì della realtà.

Quando è iniziata la rivoluzione in Siria abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa, combiare in qualche modo la situazione e tutto si è sviluppato fino a che è arrivata l’ISIS nella nostra città e allora non potevamo restare in silenzio. Quindi decidemmo che dovevamo affrontarli, come avevamo affrontato il regime di Assad e in che modo volevamo cacciare il regime da ogni città della Siria. Decidemmo che non ci saremmo fermati e avremmo continuato a combatterli. Noi siamo contrari alle armi come soluzione e non trovammo migliore soluzione che combatterli online.

Sapevamo che questo era importante perché l’ISIS ha una buon sistema mediatico di propaganda, quindi pensammo che in questo modo avremmo potuto sconfiggere o contrastare la loro propaganda.

Io vivo in Germania perché abbiamo perso degli amici in Turchia, non solo a Raqqa, quindi il regime ha un lungo braccio e ha assassinato i nostri colleghi. Per me, per altri amici e per le persone che lavorano con Raqqa is being slaughtered silently il pericolo c’è sempre. Forse in ogni secondo, in qualsiasi attimo può succedere a chiunque di noi qualcosa. Sappiamo che quello che facciamo non è facile, ma si tratta della nostra città. A Raqqa ci sono più di un milione di civili. Noi abbiamo deciso che vogliamo essere la loro forza.

Abbiamo deciso di chiamare il nostro gruppo “Raqqa is being slaughtered silently” per una serie di motivi. “Raqqa” è il nome della città, “slaughter” (massacrare) indica che violenze e atrocità sono consumate contro coloro che non possono parlare o ribellarsi, vengono massacrati, “silently” (in silenzio) perché all’epoca nessuno sapeva cosa succedeva a Raqqa. Per questi motivi abbiamo scelto questo nome, nessuno aveva sentito parlare di Raqqa. Quando abbiamo iniziato il nostro lavoro è stato difficile cercare di spiegare, ma poi è diventato più facile, abbiamo iniziato ad avere molti contatti internazionali e cerchiamo di spiegare il più possibile, di andare in giro nel mondo per raccontare le nostre storie e il fatto che lì ci sono dei civili. Forse un giorno riusciremo a cambiare la situazione, forse riusciremo ad aiutare chi vive lì.

Adesso stiamo facendo del nostro meglio per fare qualcosa per la nostra nazione anche se ora siamo qui, abbiamo ancora amici e colleghi che vivono nella città. Stiamo facendo tutto quello che possiamo per portare un cambiamento e ritornare nella nostra nazione. Quindi questa situazione è temporanea per noi e non  vorremmo dover restare qui per sempre. Stiamo lavorando per poter tornare a casa nostra.

Essere in Germania aiuta a raccontare la nostra storia più facilmente e a fare cose che è difficile fare dalla Siria, difficili a causa della situazione di internet o di problemi di sicurezza. Anche quando all’inizio siamo andati via, in Turchia, non eravamo al sicuro. Abbiamo perso tre amici  a causa delle bombe umane

                 Domanda: In Turchia?

                 Risposta: Sì in Turchia

Ci hanno seguito in Turchia. L’ISIS ha un lungo braccio, anche in Turchia. Non abbiamo trovato un modo per restare lì anche era preferibile, il confine è vicino ed è facile passare.

Speravamo che le cose cambiassero, ma non è stato possibile restare lì, abbiamo perso alcuni di noi e non volevamo perdere nessun altro. Questa è la ragione per cui siamo andati in Germania. Per motivi sociali e perché qui è più sicuro e più facile continuare la nostra battaglia.

Qui, come nel resto dell’Unione, c’è la possibilità di esprimersi liberamente, il diritto di esprimersi su qualsiasi cosa. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto la rivoluzione in Siria, chiedevamo quel diritto.

La libertà di stampa è la cosa più importante in ogni nazione, perché è la voce delle persone che non hanno voce. E’ molto importante perché ci sono molti dittatori in questo mondo, molti presidenti che stanno cercando di mettere a tacere queste voci. E anche importante estirpare la cattiveria e cercare di arrivare ad un mondo democratico.

 Interviewer: Buona fortuna

Grazie.

 

Storia personale   

Prima che iniziasse la rivoluzione nel 2011 eravamo un gruppo, tutti amici, almeno 5 di noi o più. Noi prendemmo parte all’inizio, poi persi un amico ucciso da  milizie, (poi altri due sono stati uccisi dall’ISIS e poi altri due sono entra nell’ISIS.

A volte rivedo quello che ci è successo, quello che è accaduto al popolo siriano, ed mi sento triste, per gli amici, i parenti , i vicini.  Questa è la storia che mi ha toccato profondamente.

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