Testimonianze

Dedicato a tutti i membri di Raqqa is Being Slaughtered Silently che in Siria combattono per la libertà di stampa

L’ essere stati scelti quali vincitori internazionali del Premio Ischia di Giornalismo è per noi un grande onore. Siamo onorati di essere stati invitati in questa splendida isola che è il posto più bello che abbiamo visto, abbiamo la sensazione di trovarci in un angolo di paradiso e questo ci ha dato molta gioia. Vorremmo potere tornare spesso. Ma anche se non fosse possibile farlo a breve, porteremo con noi il ricordo della sua bellezza nelle foto che abbiamo scattato e che faremo vedere a tutti i nostri amici.

Siamo stati invitati a ritirare questo prestigioso Premio a siamo orgogliosi di farlo a nome di tutti i membri di “Raqqa is Being Slaughtered Silently”, di quelli che si trovano in Siria e portano avanti la lotta per la libertà della stampa, per liberare la Siria e le popolazioni che soffrono a causa di tanti regimi brutali.

Il gruppo Raqqa is Being Slaughtered Silently è composto da persone che hanno deciso di lottare per la libertà non con le armi ma facendo uso delle possibilità offerte da internet di fare informazione.

Vogliamo dedicare questo Premio ai martiri di RBSS che hanno perso la vita portando avanti la loro missione di giornalisti, AlMoutaz Billah Ibrahim, Ibrahim Abduldaker, Ahmed Almousa, Naji AlJurf, e anche a quei reporter anonimi che rischiano la loro vita nelle zone più pericolose per mostrare al mondo la realtà della vita in Siria (e a Raqqa).   

Un sentito ringraziamento agli organizzatori del Premio Ischia, agli abitanti dell’isola, ai difensori della libertà della stampa e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere la cerimonia della premiazione un evento così bello.

 

La vostra solidarietà e il vostro supporto non saranno mai dimenticati.

 

Can Dundar

 

Sono molto onorato di aver vinto il “Premio Ischia Internazionale di Giornalismo” 2016 che mi è stato conferito dai miei colleghi italiani. E’ un premio che significa molto non solo per me ma anche per altri giornalisti che stanno cercando di continuare a svolgere la nostra professione. La vostra solidarietà ed il vostro supporto non saranno mai dimenticati.

Vi ringrazio tutti moltissimo. 

Un premio riconosciuto in tutto il mondo

Joaquin Navarro Valls

Ischia, luglio 2014 - Mi piace ricordare una persona: Giuseppe Valentino, il fondatore del premio un giornalista dell’isola d’Ischia che ebbe l’idea di fondare questo riconoscimento. Fondare un premio non è di per sé un’idea molto originale.  Ma il grande merito suo, non è stato quello di fondare un premio, ma portare il Premio Ischia ad un livello internazionale e riconosciuto in tutto il mondo.

Il Premio Ischia ha acquisito gloria pari allo scenario

Walter Cronkite

Ischia, luglio 1995 - Provo un’infinita invidia per coloro che saranno nella meravigliosa Ischia quest’anno o qualunque altro anno per il Premio Ischia Internazionale di giornalismo. Il suo scenario  è incomparabile. Questa piccola isola è certamente una gemma che brilla con intensità pari a quella di pochi altri posti su questo pianeta. Ischia porto l’approdo più frequentato immediatamente cattura l’immaginazione con il grande castello medievale che domina le acque circostanti, ispirando una sensazione storica unica. Poi la salita verso le colline e il bagno nei profumi dei giardini fioriti e dei colli con pineta pressoché intatte. Quindi, là, dietro per quella stretta curva si resta senza fiato per la prima veduta della costa di Ischia – un drammatico spettacolo di scogliere proibitive, spiagge accoglienti e piccoli approdi con i loro fari in posa per le macchine fotografiche e i pittori. Devi fermarti, certo, per rinfrescarti nelle tipiche taverne, e, forse, anche per un tuffo in acqua. Più tardi i bagni termali per cui l’isola è famosa – si dice che curino praticamente tutto- anche le malattie non ancora scoperte – e la passeggiata fino alla cima del torreggiante monte Epomeo, vicino alle zone aride inghiottite dall’eruzioni vulcaniche molto temo addietro ma ora decorate da viti che producono il vino ischitano eccezionalmente secco ed aromatico.  Per il fortunato che riceve il Premio Ischia lo scenario per la solenne cerimonia non potrebbe essere più maestoso.  E il premio stesso ha acquistato gloria pari allo scenario. Serve da importante momento del ruolo che il giornalismo esercita nel mondo di oggi. Sfortunatamente, la maggior parte del pubblico ha bisogno di questo promemoria. Noi tendiamo a diventare indifferenti circa l'importanza della stampa libera per la nostra civiltà (e qui, naturalmente, parliamo di stampa in generale includendo i telegiornali). Questi premi, sebbene limitati come devono essere ai prescelti per un riconoscimento, servono a ricordarci la devozione alla propria professione dimostrata da tutti i giornalisti responsabili - una devozione che non di rado richiede un coraggio straordinario. L’anno scorso in tutto il mondo almeno 26 giornalisti sono deceduti per morte violenta, mentre perseguivano la verità – quasi tutti per mano di coloro che preferiscono continuare nell’oscurità i loro sporchi affari. Altri 129 sono stati imprigionati da regimi politici  che temono la luce del sole. Questi sono gli eroi caduti di una guerra dell’informazione nella quale dobbiamo trionfare se la gente deve essere libera. Non ci può essere libertà significativa in qualsiasi altra manifestazione di civiltà senza la libertà di parola e di stampa. La stampa da sola non può assumere il ruolo di insegnante, ma è uno strumento essenziale per l'educazione del pubblico, una educazione senza la quale la democrazia non può sopravvivere.  Un pubblico ignorante e uno senza stampa libera sono semplici vassalli di un’autocrazia di colti. Non sono preparati per partecipare al proprio governo esercitando intelligentemente il loro diritto di voto alle urne. Il vecchio statista americano Thomas Jefferson disse a ragione circa duecento anni fa: "Una persona che pretende di essere ignorante e libera pretende ciò che non potrà mai essere". Leviamoci di nuovo il cappello quest'anno per coloro che saranno premiati ad Ischia, coloro che perseguono con coraggio e devozione questa grande impresa del giornalismo libero, e leviamoci il cappello anche di fronte a coloro che organizzano questo grande evento e ci ricordano ogni anno l'importanza della nostra professione.

Un onore essere nell’albo d’oro

Walter Cronkite

Washington, Luglio 2009 - Sono molto felice di partecipare alla cerimonia di premiazione del Premio Ischia questa sera. Mi piacerebbe essere lì con voi di persona, ma alla tenera età di 92 anni, non viaggio più verso lidi lontani. Tuttavia, Ischia è sempre rimasta vicina al mio cuore. Il ricordo del tempo troppo breve trascorso quindici anni fa in quel magnifico gioiello che è la vostra isola è ancora vivido. Non dimenticherò mai la sua bellezza unica, né il calore e la gentilezza delle persone che vi ho incontrato e le conversazioni stimolanti cui quali ho avuto il privilegio di partecipare. Sono profondamente grato ai fratelli Valentino per la loro ospitalità.

Ho seguito il Premio Ischia con molto interesse nel corso degli anni e alla Fondazione Valentino va il mio plauso per aver dato vita ancora una volta a questo evento. La decisione di creare una giuria internazionale, composta da stimati giornalisti, giornalisti televisivi e scrittori, porta ancora maggior prestigio a questo Premio. Voglio cogliere questa opportunità per congratularmi con coloro che avranno l'onore di ricevere il Premio questa sera, per l'incomparabile contributo che danno al giornalismo. Quale precedente vincitore di questo Premio venerato, mi onoro di trovarmi tra di loro. Il Premio riconosce gli eccezionali risultati conseguiti in ogni aspetto del mondo dell'informazione. Voglio onorare gli uomini e le donne che quotidianamente si trovano in prima linea nel loro lavoro di giornalisti. Essi sono gli eroi della nostra professione e ne incarnano la vera essenza, dedicano la vita a difendere la libertà di stampa, rischiando perfino di sacrificare la propria. E' con grande tristezza che questa sera vi annuncio che da quando 15 anni fa ho ricevuto il Premio, più di 500 giornalisti sono periti mentre inseguivano la verità in difesa di una stampa libera e indipendente. Il grande statista americano, Thomas Jefferson, ha detto: “Un popolo che si aspetta di potere essere libero restando ignorante spera in qualcosa che non può e non potrà mai essere”. Grazie alle persone eccezionali che onorate con il Premio Ischia, e a tutti coloro che fanno parte della nostra professione, giovani ed anziani, che lavorano diligentemente per scoprire la verità e che non scendono a compromessi con la propria etica, sono ottimista sul futuro del giornalismo. La loro aderenza a questi valori assicura la continuità della democrazia, dove essa esiste, e una barriera inflessibile nei confronti di coloro che cercano di contrastarla”.

Di nuovo, le mie congratulazioni

Mi è sembrato di essere in una favola

Tian Wei

Ischia, Giugno 2015 - Quando sono arrivata Ischia mi è sembrata un luogo irreale: ho pensato di essere in una favola. Perché tutto quello che vedevo poteva essere una fotografia il cielo blu, le barche, insieme ai sorrisi di questo popolo, che sa godersi la vita. E’ certo una realtà diversa dai nostri scenari. E’ un lusso immergersi nei ritmi italiani, in un luogo così fuori dal tempo, per chi vive in un paese frenetico, che cambia in continuazione. E’ anche per questo che sempre più cinesi scelgono l’Italia per le loro vacanze. Scoprendo un paese diverso, bellissimo. All’insegna della bellezza e della lentezza.

Un premio che rappresenta un passo avanti nella lotta per il mio paese 

Lina Ben Mhenni

Ischia, giugno 2014 - "Sono appena rientrata dalla cerimonia di consegna del Premio Internazionale di Giornalismo di Ischia. Sono onorata che mi venga conferito questo premio che rappresenta un altro passo in avanti nella lotta per il mio paese e per l'umanità. Ne sono fiera perché prima di me lo hanno ricevuto nomi illustri del giornalismo internazionale. Lo dedico alla mia patria, la mia bella Tunisia, ai Tunisini e, in particolare alle Tunisine, vero e proprio baluardo contro l'oscurantismo, l'ignoranza e tutte le forme di estremismo. Lo dedico ai martiri, alle loro famiglie che continuano a combattere contro l'impunità e ai feriti che proseguono la lotta pur tra estreme sofferenze, ma anche ai giovani che vengono processati per aver partecipato alla rivoluzione. Lo dedico anche a coloro che prendono il mare su imbarcazioni non degne di questo nome, credendo di sfuggire alla miseria del sud tentati dalla ricchezza del nord, e che sono periti in mare o  giacciono nei campi della vergogna oppure sono stati dichiarati, semplicemente, dispersi!"

E’ stato uno dei maggiori piaceri e onori della mia vita

Martin Wolf

Ischia, giugno 2012 - “E’ un grande onore per me ricevere questo premio che la professionalità e il valore di coloro che lo hanno ricevuto prima di me hanno reso ancora più rilevante. Ed è un grande piacere ricevere il premio in questa isola meravigliosa che si trova nel paese più bello del mondo ed è la culla della civiltà occidentale. Mi dispiace solo che mio padre, il quale amava l’Italia ed era un noto giornalista anche televisivo non possa essere con me questa sera. Ne sarebbe stato molto orgoglioso. Ma, d’altro canto, sono molto felice che mia figlia Rachel sia qui. Tuttavia, devo confessare che mi sento quasi un impostore. In verità io non sono un giornalista. Non sono un eroe, al contrario di Syed Saleem Shahzad il giornalista martire che ha vinto il premio lo scorso anno. Io sono un economista che ha avuto la fortuna di scrivere per molti giornali in Inglese, la lingua globale dei nostri giorni. Sono consapevole di questa fortuna. Come sono consapevole del fatto che l’altra faccia della medaglia del mio scrivere sulla peggiore crisi finanziaria dagli anni ’30 è rappresentata dalla sfortuna che ha colpito centinaia di milioni di persone, compresi molti italiani.  Da quando è iniziata la crisi, io e i miei colleghi del Financial Times abbiamo cercato non solo di spiegare nel modo più semplice possibile quel che succede, ma anche di fornire delle indicazioni pragmatiche e praticabili per politiche immediate e riforme di lungo periodo. Questa settimana sembra che l’eurozona abbia finalmente effettuato dei grandi passi avanti verso soluzione della crisi nel continente. Se è così, la notizia mi fa molto piacere, piacere che non verrà sminuito dal timore che la fine della crisi, qualora questa avvenga, possa significare la fine della centralità degli approfondimenti sull’economia che ha portato alla mia designazione per questo premio. Io me ne farò una ragione, come sono sicuro che ve ne farete una anche voi. Di nuovo, vi ringrazio tutti per questo grandissimo onore. Questo è veramente uno dei maggiori piaceri e onori della mia vita.” 

Questo è il discorso che avrei voluto pronunciare quando mi è stato consegnato il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, se mi fosse stato possibile. Invece mi sono trovato a partecipare ad un evento unico e squisitamente italiano: un programma della televisione nazionale con tanto di conduttore, che celebra la consegna di un importante premio di giornalismo, ma anche arricchito dalla presenza di bellissime fanciulle ed intrattenimenti musicali nonché ambientato a fronte di una deliziosa e piccola chiesa. Questo era l’Oscar dei giornalisti – una esperienza straordinaria ed indimenticabile. Ciò che ha reso ancora più straordinario il tutto per me è stato il fatto che ho trovato il coraggio di rispondere alle domande sull’economia nel mio italiano incerto e posso solo sperare di non avere detto degli strafalcioni. Ma ormai mi ero abituato a fare interviste in italiano, anche se per fortuna avevo potuto parlare in inglese nel corso della tavola rotonda televisiva sull’argomento della crisi. Tutto è stato straordinario nei nostri tre giorni ad Ischia: l’ospitalità, il calore, l’eleganza dell’albergo e la bellezza dell’isola. Si è trattato di una meravigliosa ed indimenticabile pausa nella mia vita frenetica. Inoltre questa è una parte dell’Italia che non conosco molto bene, infatti noi abbiamo un appartamento in Liguria, perciò le impressioni sono state nuove e di conseguenza molto ricche. I momenti più vividi del mio soggiorno sono stati due. La visita al museo di Villa Arbusto per vedere la Coppa di Nestore che era stata ritrovata negli scavi di Pithekoussai. Prima di studiare economia avevo studiato lingue classiche all’università di Oxford. Come tutte le cose che si fanno prima di raggiungere i ventuno anni, il ricordo della lettura dell’Iliade è ancora fresco. Il pensiero che l’iscrizione euboica sulla coppa è l’antenata dell’alfabeto latino che è poi l’alfabeto di tutte le lingue europee è stato molto emozionante. Mi sono ricordato ancora che non solo la Grecia, ma anche le colonie greche dell’Italia meridionale, conosciute come Magna Graecia, sono le progenitrici della nostra comune civiltà europea. L’altro momento clou è stata la visita ai giardini “La Mortella” creati da Susana Walton insieme all’architetto inglese Russell Page. I giardini in sè sono una creazione magica. Ma Sir William Walton stesso significa molto per me, soprattutto per la musica indimenticabile che ha composto per il film Enrico V diretto ed interpretato da Laurence Oliver nel 1944. Mio padre era un drammaturgo e amava Shakespeare. Questo fu il primo film di una commedia di Shakespeare che io abbia visto. Naturalmente è stato un grande successo artistico, non ultimo per la sua musica grandiosa. Vedere la casa dei Walton mi ha riportato alla memoria mio padre e la mia iniziazione alle opere del grande drammaturgo. Sono grato agli organizzatori del premio, soprattutto alla famiglia Valentino, alla giuria che mi ha assegnato il premio e a tutti coloro che hanno reso il nostro soggiorno ad Ischia un’esperienza magica, in particolare a Lesley Morton. La vita offre raramente esperienze più gradevoli che l’essere festeggiato in un luogo magico. Il Premio Ischia mi ha regalato questo esperienza. Non lo dimenticherò.

L’Ischia é uno dei premi più ambiti al mondo

Kerry Kennedy

Ischia, giugno 2011 -  "Sono veramente contenta di ritornare sull'isola dopo tantissimo tempo e partecipare ad uno dei riconoscimenti più ambiti al mondo."

Quando ho aperto la busta quasi non credevo che ero stato scelto

John Simpson

Ischia, giugno 2010 - "Per me è un grande onore ricevere questo premio, si tratta di uno dei premi più prestigiosi in Europa. Quando ho aperto la busta quasi non credevo che ero stato scelto io". Un giornalista che si trovi ad operare nelle zone meno piacevoli del mondo ha buone probabilità di incontrare e lavorare con un gruppo di colleghi che già conosce. Ci sono gli inglesi, naturalmente. Ci sono i francesi. Ci sono gli australiani, e inoltre i neozelandesi e i sudafricani, i quali spesso si occupano della parte tecnica per le maggiori reti televisive. In particolare vi sono gli italiani. Personalmente non ricordo di alcun avvenimento importante in una zona pericolosa durante il quale non erano presenti giornalisti e cameraman italiani. Non i tedeschi. Non i giapponesi. E oggi, non gli americani. Queste nazionalità nelle zone difficili le trovi solo di tanto in tanto, ma gli unici sempre presenti sono gli italiani, i francesi e i britannici. Quindi è stato un immenso piacere, oltre che un grande onore, apprendere che mi era stato assegnato il Premio Ischia per il 2010; quando ho letto la lunga lista di persone che negli anni avevano ricevuto questo premio, ho provato un senso in inadeguatezza. Questa emozione, ho notato, la provano spesso le persone che lavorano per i notiziari televisivi; sono convinti, a ragione o a torto, che ci sia qualcosa di culturalmente inferiore nel notiziario televisivo – come se esso fosse più semplice e meno significativo rispetto allo scrivere per un quotidiano o per una rivista. L'esperienza di Ischia nel suo insieme ha confutato questo. Il Premio è uno dei grandi riconoscimenti internazionali, e la bellezza dell'isola (per la quale, da quanto capisco, il Premio è una vetrina) ha reso l'evento ancora più bello. Nella maggior parte delle nazioni, una cerimonia come questa si sarebbe svolta all'interno di un teatro afoso o in una sala per concerti. Qui eravamo seduti all'esterno in una serata calda e ci siamo divertiti. La cerimonia della premiazione in sé è stata un capolavoro dell'arte italiana dell'intrattenimento, un connubio tra intelletto e spettacolo televisivo, che ha coniugato il serio con il glamour. Ragazze abbigliate con vestiti non più grandi di un fazzoletto ricoperto di paillettes erano presenti sul palcoscenico ondeggiando su tacchi alti come trampoli, sorridendo al pubblico mentre portavano le bellissime sculture d'argento da consegnare ai vincitori. I giornalisti che avevano vinto il trofeo erano vestiti male come lo sono solitamente quasi tutti i giornalisti e formavamo uno strano contrasto con lo sfarzo televisivo che ci circondava. Sono riuscito a balbettare alcune parole in italiano, che avevo faticosamente imparato durante la prima parte della cerimonia, e ho ricevuto un applauso veramente superiore ai miei meriti. Sono stato particolarmente fortunato ad avere la compagnia, i consigli e la conoscenza di Ischia e dell'Italia di Dennis Redmont, che faceva parte dell'organizzazione, e anche del mio collega da molti anni David Willey, il corrispondente da Roma della BBC. Avevo conosciuto Dennis nel corso di alcuni dei grandi eventi mondiali nel passato, quando lui era il re delle agenzie giornalistiche; David, quando arrivai alla BBC nel 1966, era così eccezionalmente carismatico che subito decisi che un giorno avrei dovuto diventare un corrisponde estero come lui; e ad Ischia, 44 anni dopo, ho pensato che forse ci ero riuscito. E' stato incantevole essere introdotto ai misteri ischitani da loro due e dalle loro deliziose signore. Da quando ho ricevuto il premio, persino io mi sorprendo dell'abilità con la quale, chiunque incontri, faccio scivolate nella conversazione il fatto di aver ottenuto il Premio Ischia. E' certamente uno degli onori maggiori che ho avuto la fortuna di ricevere. E in quale magnifico scenario!

Una dedica ai miei compagni di prigionia a Cuba

Armando Valladares

Ischia, luglio 2009 - La prua della nave che ci portava verso l'isola di Ischia avanzava veloce alzando spruzzi di schiuma nel meraviglioso mare a sud di Napoli. Mia moglie e io godevamo del calore della brezzo sotto l'azzurro intenso del cielo e non riuscivamo a distogliere lo sguardo dal paesaggio che velocemente sfilava a fianco a noi. Di Ischia sapevamo che era una piccola isola incantevole a sud di Napoli, famosa per le sue bellezze naturali. Però nè i depliant turistici più dettagliati, nè le cartoline e i racconti degli amici che l'avevano visitata, potevano avvicinarsi alla realtà. Il molo dove sbarcammo era pieno di turisti in partenza ed altri, come noi, che arrivavano ansiosi di sbarcare e andare a conoscere l'isola. Eravamo attesi e questa fu la prima dimostrazione dell'affetto e del calore umano dei nostri anfitrioni. La macchina ci portò all'hotel percorrendo una strada bordata da oleandri. Noi li conosciamo la pianta col nome di Adelfa, ma non ne avevamo mai visti sotto forma di albero, il risultato del lavoro straordinario di giardinieri che con pazienza ed arte avevano potato i rami ed indirizzato il tronco centrale, come fossero maestosi bonsai giganti, trasformando la pianta in un tronco sormontato da una corona di fronde dai molti colori. Mentre la macchina saliva, a destra si apriva l'orizzonte azzurro del mare e su di esso si cullavano le pennellate bianche delle vele delle barche, splendenti come gabbiani all'ancora. All'hotel della Regina Isabella ci attendeva la camera nella quale aveva soggiornato Alfred Hitchcock, il mago della suspense. Una piccola targa vicino alla porta ricordava che questo personaggio tanto enigmatico era stato ospitato lì. La vista dal balcone è indimenticabile. In basso, come uno smeraldo liquido e trasparente, l'acqua tranquilla, pulita e senza un'onda era un invito a tuffarsi. Sulla lunga scogliera come funghi colorati si aprivano ombrelloni da spiaggia. Andammo a fare una passeggiata nel paese, perdendoci nei deliziosi vicoli. I fiori erano delle meravigliose cascate che scendevano in ogni angolo immaginabile. I piccoli negozi di oggetti turistici erano una esplosione di colori, frutta, caramelle dolcissime e il famoso limoncello, decantato dagli amici che lo avevano assaggiato. Altri negozi erano pieni di spezie aromatiche, di tentazioni chiamate torroni, di liquori, ceramiche, argenti finemente lavorati e trovammo tutto ciò che un visitatore possa desiderare. Dei piccoli ristoranti, con terrazze bordate di fiori; antiquari dai modi gentili; consigli preziosi e spiegazioni dei prodotti che non conoscevamo. Ma la sorpresa straordinaria fu ciò che avvenne nel parco della cittadina: una scenografia montata all'aperto, gli abitanti che portavano le sedie dalle loro case e subito nel teatro improvvisto e iniziò il Barbiere di Siviglia. Un pubblico silenzioso che come noi ha apprezzato quello spettacolo indimenticabile. Il Premio Ischia Internazionale di giornalismo assegnava per la prima volta un riconoscimento alla lotta per i Diritti Umani ed io ero il primo destinatario del Premio. In quello scenario meraviglioso in un’isola incantata, vero paradiso in terra, ho dedicato questo premio alla memoria dei miei compagni di prigione, morti a causa delle torture nelle segrete della Seguridad dello stato cubano e nelle carceri politiche. E' passato quasi un anno con la morte di un umile operaio negro, Orlando Zapata Tamayo, un prigioniero di coscienza di Amnesty International, che è morto in seguito ad uno sciopero della fame e al quale è stata persino negata l'acqua per quasi due settimane. Questo prigioniero non chiedeva di essere liberato, non chiedeva alcun benessere materiale, chiedeva solo di non essere più picchiato, di non essere più torturato ... ma malgrado ciò per quaranta, sessanta, ottanta giorni lo hanno picchiato per di fargli interrompere lo sciopero. Il suo cadavere era livido di colpi, il petto, le spalle, le braccia mostravano le impronte delle torture ricevute fino all'ultimo giorno, quello della sua morte. Il sacrificio di questo prigioniero, ha risvegliato la coscienza del mondo, all'improvviso l'opinione pubblica ha “scoperto” che a Cuba vi è una tirannia feroce, che tortura i propri prigionieri fino alla morte o che arresta le Dame Bianche per la strada per il solo delitto di sfilare pacificamente, in silenzio, per i propri familiari carcerati. L'Uomo è l'essere meraviglioso del creato, torturarlo, sterminarlo per le sue idee, più che una violazione dei Diritti Umani, è un crimine contro l'Umanità. Sfortunatamente, alcuni hanno una sensibilità selettiva e condannano le violazioni di questi diritti quando avvengono all'interno di dittature con le quali non simpatizzano e ostentano un silenzio complice quando gli stessi crimini sono commessi da dittature di segno contrario, come avviene per coloro che giustificano la dittatura di Fidel Castro. Non esiste una dittatura buona. L'essere umano è più di un’ideologia, di una fede, una razza, una religione, un sistema di vita ed al di sopra di ogni altra considerazione vi è la sua condizione umana. Per questo, riconoscimenti come il Premio Ischia Internazionale per i Diritti Umani rappresentano un contributo importante alla lotta per costruire un mondo migliore, nel quale la dignità di ogni abitante del pianeta sia rispettata a prescindere da qualsiasi altra condizione.

Giorni indimenticabili

David Grossman

Ischia, Luglio 2007 - Sono arrivato a Ischia con la mia famiglia nel luglio del 2007. I giorni trascorsi sull'isola in compagnia dei curatori del Premio Ischia sono stati incantevoli. La cordialità e la generosità con cui siamo stati accolti, il calore, l'ospitalità, la bellezza dei luoghi e la gioia di incontrare persone interessanti e colte, italiane e straniere, hanno reso fantastico il nostro soggiorno. I piaceri fisici e spirituali, le conversazioni approfondite, i dibattiti pubblici – e privati – sui temi più rilevanti e scottanti del momento, l'opportunità di conoscere personalmente esponenti di spicco dei mass media, della cultura, della scienza e dell'economia hanno fatto sì che i giorni trascorsi a Ischia fossero per noi indimenticabili.

Provo un sentimento di vera gratitudine

Jean Daniel

Ischia, luglio 2006 -  Tra i riconoscimenti ricevuti nell'arco di una lunga carriera, riservo un posto speciale al riconoscimento attribuitomi con il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo. E' vero che consacrando con passione un’intera vita ad un mestiere, ci gratifica ricevere segnali di riconoscimento, nel senso vero della parola. I componenti della giuria di un Premio prestigioso mi hanno riconosciuto, ed a mia volta io rivolgo loro il segno della mia riconoscenza. Nel ricordo che conservo di quelle calorose giornate di luglio nel 2006 non ritrovo alcuna traccia dei riti che avrebbero potuto rendere semplicemente protocollare l'ospitalità che mi è stata estesa. Anzi, le attenzioni che mi sono state rivolte erano sempre accompagnate da gesti premurosi, personali e da una cordialità a volte addirittura fraterna perché avevo vicino i miei amici Eugenio Scalfari e Marcelle Padovani. E' vero che da molto tempo ormai ho un legame speciale con i lettori della stampa italiana e con tutti i miei colleghi in quanto sono spesso presente sui loro giornali e sempre vengo invitato alle loro manifestazioni politiche o professionali. Provo, così, un sentimento di vera gratitudine. Ma inoltre, devo dire che la perfezione dell’organizzazione mi ha molto colpito poiché so che gli eventi che si svolgono su di un’isola possono essere notoriamente problematiche. In seguito, quando ho appreso che il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, mi ha fatto l'onore di citarmi nel corso dell'incontro riservato ai vincitori del Premio Ischia, mi sono semplicemente sentito colmo di orgoglio. Così auguro a coloro che riceveranno il Premio il prossimo luglio, le stesse gioie e le gratificazioni che sono state riservate a me, mi congratulo con loro in anticipo e mi riprometto di condividere la loro emozione.

Mi sono innamorato dell’isola come tanti hanno fatto in 3000 anni

Peter Stothard

Ischia, giugno 2002 - Prima di vincere il Premio Ischia conoscevo l'isola solamente per l'iscrizione sulla famosa “Coppa di Nestore”, parole scritte con l'alfabeto della Grecia classica, le più antiche sopravissute fino ai giorni nostri. Secondo un visitatore che intorno al 750 aC venne ad Ischia, “Chiunque beva il contenuto, subito sarà catturato dalla dea dell'Amore”: questo visitatore, il vincitore del Premio nel 2002, ha tenuto fede alla tradizione, innamorandosi dell'isola come tanti hanno fatto nel corso di 3000 anni. Quelle antiche parole, apparentemente chiare, in realtà sono altrettanto aperte a diverse interpretazioni, come le parole che leggiamo oggi sui giornali e gli argomenti di cui discutiamo durante il Premio. E' stato per me un onore prendere parte ai dibattiti sui media, la loro moralità e linguaggio, come pure l'essere stato designato da una giuria tanto qualificata e seguire le orme di Arrigo Levi che è stato amico de The Times di Londra per tanto tempo. Ora in quanto redattore del Times Literary Supplement, scrivo tanto del mondo antico quanto di quello moderno, ma sarò sempre felice di partecipare al Premio e poter discutere con grandi giornalisti, magari sorseggiando un drink, sull'isola dell'antica Coppa di Nestore.

Un premio per chi crede nell’ Europa

Jean Marie Colombanì

Ischia, luglio 1999 - Non c'é niente di più lusinghiero che essere prescelto da colleghi. Quando si crede nell'Europa, nella sua identità, ma soprattutto nel suo futuro, non vi è niente di più stimolante che essere gratificato dai giornalisti di un Paese vicino ed amico, l'Italia. Infine, in quanto corso, mi rassicura di aver ricevuto un gesto di amicizia da un'altra isola italiana, Ischia, con la quale abbiamo tanto in comune. Alla luce di tutto ciò, si può capire quanto sia stato felice nel ricevere il Premio Ischia.

Il prestigio del Premio Ischia

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana

Dal discorso tenuto in occasione dell'incontro al Palazzo del Quirinale

Roma - “Il prestigio acquisito dal Premio Ischia è di stimolo per quanti operano nel campo della informazione ad affrontare, in piena autonomia e con spirito critico, le nuove sfide della comunicazione. Far crescere un’ informazione libera e pluralistica a garanzia della vita democratica dipende non solo dalla qualità dell'impegno professionale ma anche dalla consapevolezza della responsabilità di rappresentare compiutamente la realtà interna europea e internazionale. Essenziale è innovare gli strumenti di comunicazione, di conoscenza e di confronto per rafforzare le istituzioni democratiche e rendere vitale la partecipazione democratica.”

Il Premio Ischia è un’istituzione che ha un contenuto profondo

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana

Dal discorso tenuto in occasione dell'incontro al Palazzo del Quirinale

Roma  - Il “Premio Ischia” non è l'esaltazione e la promozione di una determinata località o di una specifica regione, ma è una istituzione che ha un contenuto profondo per quanto riguarda il tema della professione del giornalista. Ai premiati va tutta la mia stima, sono ben lieto della scelta compiuta quest'anno, e maggiormente perché anche quest'anno sia stato premiato un giornalista straniero. Questa scelta dà piena sensazione di come il mondo della comunicazione italiana sia consapevole di essere integrato nella realtà internazionale e desideri che la stampa internazionale segua e si interessi delle vicende italiane, sviluppando una sempre e più crescente integrazione all'interno dell'Europa.

Una preziosa occasione di confronto

Ferruccio De Bortoli

Ischia, luglio 2003 - Il premio Ischia, che mi onoro di aver ricevuto nell'edizione dello scorso anno, è un'occasione preziosa per poter constatare che molti dei luoghi comuni sul nostro giornalismo non hanno alcuna ragione d'essere. Quando l'anno scorso ho visto sul palco di Lacco Ameno tutte le colleghe che hanno raccontato, anche a rischio della loro vita, le guerre in Afghanistan o in Iraq mi sono commosso pensando al sacrificio e alla passione che hanno messo in ogni loro servizio. E pensando alla mia collega Maria Grazia Cutuli che poteva essere lì o al fotografo Ciriello o a Ilaria Alpi e altri ancora. Protagonismo? Spettacolo? Beh, qualche vanità (la nostra è una professione di vanitosi) ci sarà pur stata, ma quanto è necessaria, in un mondo di media globalizzati che danno l'impressione (falsa) di vivere tutto in diretta, una vanità fedele e professionale come la loro? Ecco, il premio Ischia è ancora questo. Poi è, soprattutto il frutto dell'impegno e della passione di Biagio Agnes il quale da grande giornalista non risparmia nemmeno agli amici, come è accaduto l'anno scorso, le domande più insidiose. Ma un giornalista se non è scomodo non è un giornalista e, quando è accomodante, al massimo lo trattano con la gentilezza formale che si riserva a un buon maggiordomo.

Sogno di una notte di mezza estate

Antonio Ghirelli

Ischia, luglio 2003 - Una fresca sera di luglio, un grande teatro all'aperto gremito di bella gente, un'isola incantata e magnetica come Ischia, rappresentano già di per sé stessi un eccellente impegno del tempo libero, che poi addirittura una specie di sogno di una scespiriana notte di mezza estate se, dal palcoscenico di quella sala, leggiadre fanciulle ed austere personalità annunciano a un certo punto che l'illustre giuria della ventiquattresima edizione del premio internazionale di giornalismo ti ha conferito all'unanimità un riconoscimento speciale alla carriera. Sul momento non pensi nemmeno che l'ingresso in quel pantheon del giornalismo arriva, non dirò fuori tempo massimo ma comunque al termine o quasi della corsa. Non importa, per una serie infili anche tu la maglia rosa e sali correndo, ma badando bene a non inciampare, sul podio dove sono stampate le orme dei Montanelli, degli Afeltra, dei Biagi, degli Scalfari, e di tanti altri fuoriclasse che ti hanno preceduto.

Un premio serio che sarà sempre nel mio cuore

Mario Cervi

Ischia, luglio 2003 - Poiché il mio percorso umano e giornalistico è stato molto lungo ho ottenuto, magari immeritatamente, più che un riconoscimento professionale. Tra quelli di cui sono accreditato il Premio Ischia ha nella mia memoria, e nel mio cuore, un posto particolare. Perché è un premio serio, perché è un premio onesto, perché è un premio prestigioso in un Paese dove si ha a volte l'impressione che un premio qualsiasi, comunque motivato, non possa essere negato a nessuno (un tempo si diceva per i sigari). Grande merito per questo alto tasso di credibilità del premio Ischia spetta al suo condottiero, Biagio Agnes: che non intende regalare a casaccio né i sigari né i premi. Poi c'è la bellezza di Ischia: che dà al premio non solo il nome ma una cornice straordinaria. L'età mi colloca, con personaggi più importanti di me, tra i veterani del premio Ischia: al quale auguro tante altre edizioni e fortune. Un augurio di lunga vita, insomma, che nei momenti d'ottimismo rivolgo anche a me stesso.

Un premio nato con la camicia

Gaetano Afeltra

Ischia, luglio 2000 - Nata con la camicia, si potrebbe dire, per questa manifestazione baciata dalla fortuna di svolgersi su una delle isole più belle del Mediterraneo. Il premio, in questo caso, è nel fatto stesso di trovarsi a Ischia, storditi dai suoi profumi, dagli incanti di panorami che mutano a ogni svolta dei sentieri che si arrampicano su per i suoi colli verdeggianti. In una cornice festante, una gioia da vedere e ascoltare: belle presentatrici, affascinanti modelle, canzoni alla moda in un'atmosfera di mondanità per rendere omaggio alla “festeggiata” numero uno: l'informazione giornalistica, la comunicazione capace di superare le frontiere – geografiche, politiche, culturali, mentali – per fare dell'universo dei lettori di giornali una grande comunità di cittadini del mondo.

Si è sempre distinto per l'autorevolezza e l'indipendenza della giuria

Bruno Vespa

Ischia, luglio 1999 -  Ricevere il premio Ischia è stato per me una forte emozione che non provavo dal'78 quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini mi consegnò il premio Saint Vincent per le grandi e drammatiche telecronache di quell'anno. Nella sterminata moltitudine dei premi giornalistici, l'”Ischia” si è sempre distinto per l'autorevolezza e l'indipendenza della giuria, per il rigore della selezione e per l'organizzazione perfetta. Per quel che mi riguarda, i pochi premi che ho ricevuto mi hanno colto di sorpresa e riempito di gioia. Per questo conservo molta gratitudine per Biagio Agnes e i suoi magnifici collaboratori.

Un premio che porta fortuna

Pietro Calabrese

Ischia, luglio 1999 - La più bella vacanza della mia vita l'ho passata sulla “Rondine”, la barca di 24 metri di Pietro Ferrandino, valoroso comandante ischitano. Era l'estate del 1991, la prima volta che vedevo l'isola. Ci sono tornato nell'estate del 1999, la sera del 17 luglio, per essere incoronato “re per una notte della carta stampata”. Insieme a mia moglie Barbara e mia figlia Costanza, che si ostina a voler continuare la tradizione giornalistica della famiglia. Una serata indimenticabile, per molti motivi. Il Premio Ischia non è uguale a tutti gli altri. I premiati sono votati dai colleghi, e conoscendo la categoria arrivare primi non è un gioco da ragazzi. E' il più importante riconoscimento giornalistico per un direttore (l'altro grande premio italiano, il Saint Vincent, per statuto non può essere vinto da un direttore). Ti iscrive di diritto nell'albo dei professionisti più prestigiosi. E, cosa che non guasta, è un premio che porta fortuna. Quella notte del 17 luglio di fine secolo, ho capito due o tre cose essenziali che mi hanno fatto prendere alcune decisioni importanti. Di cui non mi sono pentito e che mi hanno portato bene. Grazie, Ischia.

Impossibile resistere al fascino del Premio Ischia

Stefano Folli

Ischia, Luglio 1998 -  È difficile, anzi è impossibile dimenticare il fascino del Premio Ischia. La suggestione dell'isola, l'atmosfera della serata, la simpatia di tutti. È passato un po' di tempo da quando l'ho ricevuto, ma il ricordo non si attenua, diventa persino più vivo, come accade solo per gli eventi importanti, quelli che si conquistano un posto indelebile nella nostra memoria. Ischia è un'isola ricca di storia, il suo passato e il suo presente si fondono in forme imprevedibili, formano una straordinaria unità: ed è questo che colpisce la fantasia e rende quei luoghi un po' magici. In fondo il vero premio consiste nell'essere coinvolti in questa magia irripetibile. E il merito degli appassionati organizzatori del Premio Ischia è proprio quello di interpretare nel modo giusto lo spirito dell'isola. Ora che siamo al Ventennale, trovarsi nell'albo d'onore rappresenta un motivo di grande soddisfazione, direi di orgoglio. L'augurio è che il Premio possa vivere ancora molti anni paragonabili ai primi venti: voglio dire con le stesse atmosfere e la stessa capacità di intrecciarsi con gli incanti dell'isola. L'Italia è cambiata e l'Europa oggi è più vicina. Scorrendo i nomi dei premiati si colgono subito i segni di tale cambiamento, gli indizi di un sentire europeo sempre più diffuso. E di questo il Premio Ischia continuerà a essere anche in futuro, ne sono certo, la migliore testimonianza. Ma sempre restando fedele alla propria tradizione, in un angolo di Mediterraneo che ha in sé il dono dell'eternità.

Penso che gli ischitani mi vogliono bene

Indro Montanelli

Ischia, settembre 1980 e luglio 1997

La vincita del Premio Ischia mi ha fatto piacere due volte. Una per la splendida compagnia a cui mi ha associato, quella dei miei predecessori, tutti colleghi di primissima scelta e qualità. L'altra perché mi fu assegnato con tale grazia e simpatia da farmi pensare che gl'ischitani mi vogliono bene. Ora, siccome di Premi Ischia ne ho avuti due, essi mi hanno fatto piacere quattro volte, e in qualche eccesso di ottimismo arrivo perfino a sperare che non sia finita. So benissimo che gl'ischitani hanno già, per amor mio, violato una volta la norma che vieta di assegnare il premio a chi lo ha già avuto. Ma, visto che l'hanno già violata, tanto vale rifarlo, magari introducendo nello statuto la seguente variante: “Il ripremiato non può esserlo una terza volta per tutto il primo secolo della sua vita”. Senza impegnarsi a nulla, i miei amici ischitani mi lascerebbero una speranzella. E siccome mi vogliono bene quasi quanto io ne voglio a loro, sono sicuro che non me la negheranno.

Vincere il premio Ischia è come vestire la maglia della Nazionale

Gian Antonio Stella

Ischia, luglio 1997 - Baciato dalla sorte, da Biagio Agnes e da Milly Carlucci, mi è capitato di vincere” l'Ischia” qualche anno fa e devo dire che ancora benedico quel momento. Per due motivi. Il primo è che, di tutti quelli che vengono distribuiti in Italia, dove una località turistica, come diceva Ennio Flaiano nella “solitudine del satiro” non è una località turistica se non ha un suo premio letterario o giornalistico, questo è l'unico che venga assegnato da un ampio sondaggio tra i colleghi. Cosa che equivale a indossare la maglia azzurra della Nazionale di Calcio non per il ghiribizzo del Valcareggi di turno ma per diretta investitura dei terzini, dei mediani e dei centravanti con cui hai giocato. Il secondo è che, in tanti anni di servizi in giro per le strade, le piazze e i viottoli di tutta l'Italia, non mi era mai capitato (vergogna!) di vedere Ischia. E ne approfittai per organizzare, con mia moglie, un lungo week-end in un alberghetto piccolo e carino dalle parti di Sant'Angelo. Il resto lo fecero il sole, il mare, i bagni termali, le cozze, gli spaghetti alla marinara e un leggero bianco isolano nel cui ricordo….Prosit.

Uno dei pochissimi premi che ho accettato con gioia

Eugenio Scalfari

Ischia, luglio 1996 -  Ricordo quella serata, bellissima e colorata con tutti i meravigliosi colori dell'isola, e rallegrata dai volti di tanti amici e colleghi carissimi, nel corso della quale mi fu conferito il Premio. Uno dei pochissimi che ho accettato con gioia di ricevere. E ricordo anche con grande piacere la bella musica che Renzo Arbore suonò e cantò per tutti noi in quella festosa occasione. L'allegria, di questi tempi, è diventata merce rara. Perciò questa vostra serata cade assai opportuna: siate dunque allegri, come buon augurio alla riuscita della fiducia e della speranza.

Per l’Ischia ho dovuto superare la mia paura per il mare

Vittorio Feltri

Ischia, luglio 1995 - C'è stato un periodo della mia vita in cui non trovavo il tempo per andare a ritirare tutti i premi giornalistici che vincevo. Incredibile. Per lustri, decenni, neanche una patacca, poi, all'improvviso mi hanno attribuito qualsiasi alloro previsto per la mia categoria. Quando nel 1995 seppi che gli iscritti all'Ordine avevano scelto la mia trascurabile persona per assegnarle il premio Ischia ebbi un brivido. Anzi, due. Uno di gioia nel constatare che ai colleghi non ero antipatico quanto credevo, un altro di terrore all'idea che per ricevere l'insperato riconoscimento avrei dovuto imbarcarmi sul traghetto, dato che Ischia purtroppo è un'isola; e io amo il mare, ma solamente in cartolina. L'attraversata fu un'esperienza sconvolgente e non la rifarei mai più se non nel caso in cui gli organizzatori del premio trovassero il modo di assegnarmelo una seconda volta. Il coraggio è un bene prezioso e non va sprecato.

Un sondaggio  e non una giuria

Ischia, luglio 1995  - Di premi, immeritatamente, ne ho vinti anche altri, ma di quel Premio Ischia ricordo l’emozione (sensazione - confesso - per me poco familiare) che mi prese quando Biagio Agnes telefonò per dirmi che il sondaggio condotto tra un bel numero di colleghi mi aveva indicato come il giornalista televisivo dell’anno, perché quel Premio Ischia, per la prima volta non veniva assegnato come succede di solito da una più o meno autorevole congrega di giurati: era una indicazione referendaria dell’odiamata categoria giornalistica a indicare i vincitori. Il fatto di essere scelto non poteva non lusingarmi: hai un bell’essere iconoclasta e sfottitore, ma quand’è il momento l’apprezzamento di chi fa il tuo stesso mestiere ti fa davvero piacere.

Un’occasione di riflessione

Mario Pendinelli

Ischia, settembre 1991-  La guerra del golfo era finita da poco. Ad Ischia, per ricevere il Premio, c'era anche Peter Arnett, il giornalista della CNN che aveva raccontato in diretta la battaglia di Bagdad: l'avventura di Saddam Hussein ci appariva allora come un incubo dissolto dalla pioggia dei missili americani. Ischia era certo il luogo più adatto per parlare di pace. Un mese prima, a Mosca, era fallito il colpo di stato per spodestare Gorbaciov. L'impero sovietico si stava dissolvendo senza spargimento di sangue. L'enorme apparato nato dalla rivoluzione del 1917 svaniva insieme con l'utopia più grande della Storia. Eravamo tutti ottimisti, nella splendida cornice del premio; il cielo così sereno di Ischia sembrava lontanissimo dalle nubi che già si addensavano sui Balcani. Serbi e Croati in quei giorni si scambiavano sporadici colpi di artiglieria, ma non avevamo voglia di pensare ad una nuova guerra. Era invece proprio l'inizio di un'altra pagina nera per l'Europa. I premi sono quasi sempre solo una festa e una celebrazione: quello di Ischia è anche un'occasione di riflessione. Ricordo una stimolante discussione con Arnett. Nel mondo della comunicazione globale, molti avevano avuto l'illusione che l'evento nel Golfo fosse rappresentato dalla novità dei bombardamenti trasmessi, minuto per minuto, in televisione. Non era del tutto vero: il fatto restava la guerra, la crisi della politica dopo la caduta del vecchio ordine internazionale.

Una fama meritata

Sergio Zavoli

Ischia, settembre 1990 - Il premio Ischia lo ricevi, suppongo, per una lunga attività professionale, averla rispettata, esserne usciti indenni con la salute e la coscienza, o viceversa. È un premio ambito, anche perché è sotto il giudizio, per dir così, di una “corporazione” che non fa sconti a nessuno. I suoi amatori  devono avere avuto una mano speciale se la manifestazione ha visto aumentare di continuo la propria fama e oggi è, del suo genere, la più reputata. Non dovrei dirlo, avendo già calcato questa scena, ma con Biagio Agnes non ci sono mai stati minuetti, solo amicizia e rispetto, molto lavoro e… quasi altrettanta allegria.

Un contributo alla discussione

Biagio Agnes

Ischia settembre 1988 - “....il Premio Ischia ha di che vantarsi e il vanto maggiore è quello di dare un contributo alla riflessione, e di invitare a farlo. Perché il giornalismo è autentico se si interroga continuamente sul suo ruolo e se risponde sempre in positivo nel processo di costruzione e di difesa della libertà....”

Il Giubileo dei 25 anni del Premio

Giulio Andreotti

Ischia, settembre 2004  -  Le nozze d'argento, per una famiglia, una volta un po' meno, ma ora molto di più, segnano un traguardo di lunga durata. Per un premio, il giubileo dei cinque lustri è molto importante specie se, come per quello di Ischia, il rilievo e la eco sono stati crescenti. L'isola è legata profondamente al ricordo di Angelo Rizzoli che prese ad amarla e ne aiutò molto la valorizzazione. Certamente aveva anche il suo interesse, ma quel che ha realizzato è di indubbio valore collettivo. Come del resto – anche se gli sviluppi sono stati diversi – accadde per Marzabotto. Commosso per la tragedia di quella popolazione falcidiata dai tedeschi, ricostruì, ampliandola, la cartiera distrutta dalla guerra. Subito dopo il prezzo della carta ebbe un balzo e l'opera buona divenne fonte di buoni guadagni. Questa edizione giubilare del Premio Ischia si svolge in un momento difficile e complicato della vita internazionale, con vecchie crisi irrisolte, nuovi fronti di conflitto, timori quotidiani di esplosioni della violenza. Se la stampa e le radiotelevisioni sono corrieri di preoccupazioni e di tristezze non è certo colpa dei giornalisti. Semmai vanno lodati quelli – tra cui molte donne –che rischiano forte pur di assicurare i servizi immediati dai luoghi bollenti.

Un riconoscimento serio e ambito

Giulio Andreotti

Ischia, settembre 1987 - Sono troppi i premi che ogni anno vengono pubblicizzati e assegnati? È un quesito che di tanto in tanto si pone, con risposte alterne. La regola del caso per caso si impone; e quello di Ischia è per comune giudizio un riconoscimento serio ed ambito. Ne fui onorato nel 1987 e lo ricordo con particolare affetto. Era un momento di navigazione governativa difficilissima, con il sostegno dell’astensione comunista di cui dovevano rendere conto ad una parte dell’elettorato che li accusava di aver rinunciato alla via rivoluzionaria (e su quest’onda si svilupparono ferventi dell’autonomia e del brigatismo). È un tema che mutatis mutandis rischia di tornare di attualità. Fu una serata molto distensiva. Mi sottolinearono che nei due anni precedenti erano stati premiati Spadolini, Agnes e l’autorevole portavoce del Papa Joaquin Navarro Valls. Rinnovo il mio grazie ora per allora.

Da "napoletano mancato" il premio Ischia mi riempie di gioia

Guglielmo Zucconi

Ischia, settembre 1987 -  La mia gratitudine verso gli amici che mi hanno assegnato l'VIII Premio Internazionale Ischia per il giornalismo quotidiano va oltre il fatto in sé per quanto lusinghiero esso sia. La premiazione, avvenuta il 19 settembre nello splendido parco dell'Hotel Excelsior, mi ha infatti fornito altre occasioni di soddisfazione. Infatti, grazie all'indimenticabile serata, ho messo piede per la prima volta ad Ischia. Lo so, é quasi vergognoso per un italiano che ha girato buona parte del mondo non essere mai stato ad Ischia prima d'ora, ma ciò accade soprattutto quando i luoghi, i paesaggi, i monumenti sembrano quasi a portata di mano e ci si ripropone continuamente di visitarli un giorno o l'altro. Poi, il tempo passa e l'appuntamento viene rinviato. Una cosa é certa: é mia ferma intenzione tornare ad Ischia, ora che l'ho conosciuta ed ammirata, per un periodo sicuramente più lungo e febbrile di un premio, che anche ad un vecchio giornalista come me crea emozioni ed imbarazzi. Il secondo motivo di gratitudine deriva dal fatto che ad Ischia gli amici ischitani e napoletani mi hanno premiato per la prima volta quale giornalista. Infatti, nonostante una carriera che gli amici definiscono onorevole e i nemici non riescono a classificare infame, nessuno pare, si era mai accorto fino ad oggi che io avevo diretto numerosi giornali e che ho scritto e continuo a scrivere per quotidiani e periodici. Che il premio mi venga da Napoli e da Ischia mi riempe di gioia, anche per un terzo motivo: io sono infatti un napoletano mancato, e lo dico non per sciocca piaggeria ma per un preciso motivo, che ora spiegherò. Quando ero ragazzo incominciai a scrivere poesie e commedie dialettali, ma il mio dialetto-madre é il modenese, un linguaggio cioé che oltre un raggio di trenta chilometri diventa incomprensibile. Grazie a quella vocazione incominciai a invidiare gli scrittori napoletani che hanno a disposizione un dialetto che in realtà é una lingua, ricca e diffusa in una vasta area geografica e ormai in gran parte compresa anche al centro e al nord Italia. Così imparai a conoscere e ad amare Scarpetta, Viviani, Di Giacomo, Bovio, De Filippo, e tanti altri e così sentii con maggiore forza il rimpianto di non essere nato all'ombra del Vesuvio. Anzi, a questo proposito confesserò una mia segreta ambizione: il mio più alto desiderio come giornalista sarebbe stato diventare un giorno il direttore del "Mattino" e sentirmi chiamare "don Guglielmo". Sono arrivato ad essere semplicemente un collaboratore. E' già molto.

Un ricordo di Giuseppe Valentino

Pasquale Nonno

Ischia, settembre 1986 -  Ho un ricordo molto affettuoso di Peppe Valentino. Aveva un modo discreto, quasi timoroso, di farmi perdere tempo prezioso, quando dirigevo “Il Mattino”, sollecitando il mio interesse per la sua creatura, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo. Discreto ma non privo di insistenza: conosceva il mio grande affetto per l'Isola e pensava giustamente di sfruttarlo per ottenere dal grande quotidiano un'attenzione che non aveva mai avuto fino ad allora e far fare al premio un salto di qualità. Le insistenze del buon Peppino andarono ben oltre le sue aspettative perché io feci del “Mattino” il vero e proprio sponsor del premio che pian piano aumentò di peso, fino ad approdare tra i premi più importanti, conquistando l'attenzione dei mezzi di informazione e in particolare della Rai Tv. Egli, Peppino, ad ogni edizione del premio faceva il pieno di orgoglio: per i giornalisti premiati, per i nomi che facevano parte della giuria, per gli apprezzamenti che venivano fatti alla bellezza dell'isola e che egli accoglieva come fossero rivolti alla sua persona. Mi sembra giusto ricordare quest'uomo gentile e modesto che sfacchinava durante tutto l'anno per la riuscita del “suo” premio, anche se al momento dei riconoscimenti e degli applausi lui non c'era mai. Ora non c'è più da un pezzo. Ma nel ventennale del premio mi sembra giusto ricordarlo. Caro Peppino, anche quest'anno è andata!

Ischia mi ricorda l’ editore a cui devo quasi tutto: Angelo Rizzoli

Enzo Biagi

Ischia, settembre 1986 -  Una volta anche io ho ricevuto il Premio Ischia e naturalmente ne fui onorato. Ebbe per me un significato speciale: mi ricordò dell'editore al quale credo di dovere quasi tutto, Angelo Rizzoli, conosciuto come il Commenda sia dalla famiglia che dai dipendenti. Dobbiamo a questo Martinitt, quest'orfano milanese che da apprendista tipografo ha creato un'attività prestigiosa di importanza internazionale; la promozione di Ischia, il luogo in cui è arrivato per caso e del quale si è innamorato. Ricordo un soggiorno lontano. Pietro Nenni era anche lui ospite a Lacco Ameno e io che lavoraro alla Rizzoli dovevo convincere il leader socialista a scrivere le sue memorie. Promise di farlo, ma dovemmo accontentarci dei suoi diari. Spero di tornare di nuovo anche se, come disse un famoso personaggio tedesco “non bisogna mai tornare dove una volta si è stati felici”.

 

Un’isola che fa capire perché l’Italia è un paese diverso dagli altri

Piero Angela

Ischia, settembre 1985 - Nei tempi duri del regime sovietico circolava una barzelletta che diceva: "I premio: un viaggio a Mosca, II premio: due viaggi a Mosca, III premio: tre viaggi a Mosca...". Credo che quando ho ricevuto il Premio Ischia, nel 1985 il premio fosse anche e soprattutto il viaggio a Ischia. Un'isola che fa capire subito perché l'Italia è un Paese diverso dagli altri. Chi, come me, ha abitato per 13 anni fuori dall'Italia, viaggiando poi moltissimo per lavoro in tanti paesi, si rende conto che possediamo gioielli straordinari, che non apprezziamo (e valorizziamo) abbastanza. L'occasione di un premio è poi sempre occasione di bilanci. Sul proprio lavoro, ma anche sulla nostra professione. Riusciamo veramente, con il nostro lavoro a comunicare col pubblico attraverso un linguaggio giusto per aiutarlo a capire meglio il proprio tempo? Non ne sono molto sicuro. In un paese in cui la metà della popolazione adulta ha dalla quinta elementare in giù, bisognerebbe guardare non solo avanti, ma anche un po' indietro. Molti dei premiati di questi due decenni a Ischia hanno saputo farlo, senza nulla sottrarre alla qualità dei contenuti. C'è da augurarsi che nei prossimi cruciali 20 anni molti altri giornalisti ricevano il Premio Ischia proprio per essere riusciti ad allargare sempre più il cerchio e a spiegare sempre meglio il mondo complicato in cui viviamo.

Fare il giornalista è meglio di lavorare se poi ti premiano anche…

Giorgio Bocca

Ischia, settembre 1984  - “... dicono che fare il giornalista sia meglio che lavorare. E infatti io mi diverto. Se per questo mi premiano, mi diverto ancora di più...”

Un premio all’indipendenza dei giornalisti

Frank Cimini

Ischia, luglio 1994-  “Era il settembre del 1994. Ricordo ancora la motivazione scritta a penna su un foglietto di carta dal direttore Pasquale Nonno. Mi davano il Premio Ischia per aver seguito l'inchiesta Mani pulite dimostrando indipendenza da tutti i poteri, soprattutto da quello giudiziario. Una motivazione che con semplicità diceva tutto. Il Premio Ischia è l'unica gioia che ho avuto dal mio lavoro su Mani pulite. Il perché sta tutto in quella motivazione. L'indipendenza di giudizio in questo paese costa e costa tanto. Dal momento che mi sono preso un sacco di querele penali e civili dai magistrati e dai loro fiancheggiatori. Così Mani pulite per me, come per i pochissimi altri critici della falsa rivoluzione, non finirà mai, perché per anni delle verità che ho scritto risponderò nelle aule dei tribunali ai colleghi di chi mi ha querelato. Ricordo infine di aver devoluto i soldi del Premio ai detenuti degli anni '70 e '80 attraverso l'associazione Calusca City Lught di Primo Moroni. Primo adesso non c'è più. Fu uno dei miei maestri e non lo scorderò mai.”

Un momento per rafforzare la centralità dell'informazione nella società moderna

Francesco Bufi

Ischia, settembre 1998 - I colleghi Benedetto ed Elio Valentino, dopo la scomparsa del padre, fondatore del premio, hanno continuato con tenacia e con impegno il lavoro intrapreso dal genitore, riscuotendo un notevole successo. Seguo il premio nell’organizzazione da oltre quindici anni a fianco dei fratelli Valentino, in particolare mi occupo delle relazioni esterne e dell’ufficio stampa, ma diciamola tutta: questo premio è veramente cresciuto tanto. Abbiamo fatto passi da gigante e ciò si vede ampiamente dall’albo d’oro dei vincitori. In questa brevissima nota non vanno dimenticati gli sponsor che sono stati, sono e saranno sempre la base essenziale e prioritaria della manifestazione. Questo premio nel suo contesto promozionale e turistico sarà ancora una volta un momento non solo di aggregazione, ma anche propositivo che in termini concreti concorrerà ulteriormente allo sviluppo turistico della vita economica isolana.Sarà ancora una volta un momento per riaffermare la centralità dell’informazione, della sua capacità di non limitarsi alla sola notizia, ma di orientare e di formare, e del contributo elevatissimo che sta portando allo sforzo di modernizzazione ed al processo di trasformazione della società. Auguro al premio sempre maggiori successi.

Francesco Bufi è stato Segretario generale del Premio 

Ho accettato con gioia ma con qualche rimpianto

Carlo Rossella

Ischia, luglio 1996 -  Ho vinto il Premio Ischia nel 1996. Motivazione: i miei “successi” alla direzione del TG 1. Peccato che allora, da alcuni mesi, non lavorassi più alla RAI. Debbo dire che accettai il Premio con tanta gioia, ma anche con qualche rimpianto. Sotto i riflettori, quella sera, mi accorsi che la televisione mi era rimasta nel cuore, come una fidanzata abbandonata di malavoglia. Per questa ragione, dopo tre anni esatti da quel Premio Ischia, sono tornato in TV. Non più alla RAI ma a MEDIASET, la grande, meravigliosa concorrente della TV pubblica.

Il cuore pieno di nostalgia e gratitudine

Pio Mastrobuoni

Ischia, settembre 1987 -  Sono passati 22 anni da quando mi fu conferito il Premio Ischia per la mia attività di inviato speciale dell'Ansa. Un evento indimenticabile che a ricordarlo mi riempie il cuore di gratitudine e di tanta nostalgia. Il tempo è passato in fretta. Da allora ho smesso di fare il giornalista e oggi mi occupo di Asia e Africa in qualità di vice presidente dell'ISIAO, l'istituto nella cui fondazione si trovano i nomi di Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci. Ma se per incanto potessi tornare indietro, sognerei ad occhi aperti di rivivere quella magica serata in cui mi sentii al centro dell'attenzione e della simpatia di un pubblico straordinario, quale solo il prestigioso e ambito Premio Ischia è capace di radunare nella calda e accogliente isola del golfo di Napoli.

Il mio passato, il presente e il futuro

Manuela Falcetti

Ischia, luglio 1998 - Lì, davanti a me, seduti in prima fila: il mio passato, il presente il futuro. 18 anni di lavoro. Per ogni tempo un nome, una persona. Biagio Agnes, il “mio” primo direttore generale, e tanta televisione. Il “mio” presidente di oggi, Zaccaria, con il “mio” direttore del Gr1 Paolo Ruffini. Mi sorridono ed io mi sento banale: ho la stessa emozione di 18 anni fa. E poi il mio futuro: il “mio” direttore di Rainews 24: il satellite, più internet, più la televisione e la radio: le istruzione per l'uso della nuova TV. Lì davanti a me, al premio Ischia, che anche grazie a loro ora è “mio”.

Il premio alla carriera è un’incoronazione sul campo

Mauro Mazza

Ischia, Luglio 2008 - Il Premio Ischia si caratterizza per il prestigio dei premiati, per l'impegno di chi lo organizza e per l'approfondimento dei temi legati all'informazione. Ci sono poi i due poli del Premio: quello alla carriera che è una vera incoronazione sul campo per chi lo riceve e il premio giovani che è uno sprone a chi inizia questa professione.

Un incontro casuale mi ha fatto tornare indietro nel tempo

Massimo Corcione:  

A volte il passato riemerge dal buio di una piazza, in una notte di inizio estate. A Lacco Ameno si era appena chiusa la manifestazione per il premio Ischia, quando un distintissimo signore mi ferma: “Mi hai fatto emozionare, parlando di Torre Annunziata, sono anche io un torrese in esilio volontario”. Le radici sono  anche questo: le gambe che si bloccano, gli occhi che si accendono come riflettori su una faccia ancora sconosciuta, il cervello che disperatamente si mette in caccia di quel volto nascosto chi sa dove nei meandri della memoria. Qualche secondo lungo un vita, finalmente interrotto da un’autopresentazione: “Mi chiamo Sandro Manzo, ora vivo a New York”.Improvvisamente tutto si compone, con un salto all'indietro di quasi mezzo secolo: Sandro Manzo, Lido Azzurro, l’Ippocampo inventato da papà Luigi e  consegnato a personaggi che hanno fatto la storia della letteratura, del cinema, della canzone. Per anni ho ripetuto (e ripeterò) che dobbiamo liberarci dalla gabbia del ricordo che ci rende prigionieri tra i fantasmi del principe De Curtis, della bellissima Silvana Mangano, di Carosone al piano e Gegé Di Giacomo alla batteria. Ma devo confessare che vedere materializzarsi davanti a me la figura di colui che aveva contribuito a concepire e realizzare quella stagione felice e lontana mi ha procurato una grande emozione.Tra le mani stringevo ancora il premio che mi era stato appena consegnato, quasi il suggello a una carriera partita proprio da qui, eppure in un attimo sono tornato il bambino stramaledettamente curioso che spiava ciò che ancora non poteva permettersi: il Lido notte club, il Giovedì dei giovani, l’Ondina Sport Sud, il torneo di tennis e pure la bellezza diffusa da quei quadri che d’estate popolavano la lunga veranda delle terme. Per me il passato è una catena trainata dalla biga ricostruita quando avevano girato Ben Hur e piazzata sui giardinetti del lido. Tutto questo era lì, nelle pupille felici di un settantenne e della sua compagna alla quale chi sa quante volte ha raccontato il tempo felice della sua giovinezza. Per lui il passato ero io, comparso su un palco a rievocare la città che entrambi abbiamo lasciato per libera scelta, ma senza mai provare a tagliare il cordone che contiene tutta la nostra vita.  

Unica eccezione

Vincenzo Mollica

Normalmente non vado mai a ritirare  premi L'unica eccezione è il Premio ischia sia perchè  c'era il mio direttore Mario Orfeo ,una persona a cui sono particolarmente legato, sia perchè l'ischia, dato dai colleghi, è un premio di grande valenza e credibilità. 

 

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