Intervista esclusiva a Ernico Mentana premio Ischia 1995, che oggi compie 60 anni

Mentana: "I social? Tentazione che non sostituiscono il giornalismo"

Il giornalista ha gi├á gli strumenti per farsi sentire, leggere o per farsi vedere .Non capisco perch├ę devono entrare in un social, in cui tra lÔÇÖaltro si rifuggia dal dialogo diretto con il lettore.

 

In occasione dei trentacinque anni del Premio Ischia di Giornalismo, Enrico Mentana, ha rilasciato questa intervista in esclusiva ad Ischia Oggi e a Sky, che pubblichiamo integralmente.

Il fondatore e direttore del Tg 5 , ora direttore de TG La Sette, non ha peli sulla lingua ed analizza l’effetto social nell’informazione, non tralasciando critiche a giornalisti e mondo dell’informazione. 

 

Direttore lei ha vinto il Premio Ischia nel 1995, che anni erano e cosa è cambiato in questo ventennio nel giornalismo italiano ?

 

E’ cambiato il giornalismo. Allora il giornalismo era una professione piena di prospettive. Con internet è cambiato il contesto, è molto calata la diffusione della carta stampata. La professione si è modificata. C’è stato il crollo  della pubblicità e le prospettive di diventare giornalista per un giovane è infinitamente più precaria. 

Ricordo che fù assegnato il premio Internazionale a Walter Cronkite, il più grande giornalista televisivo di  tutti i tempi , il più grande ancorman americano .Ricordo che ad Ischia fui premiato insieme a Feltri, premiato per "affittopoli", l’inchiesta de il“Giornale” sulle case tenute impropriamente a canone bassissimo dai politici  a Roma .Mi sembra di parlare delle guerre puniche. 

Oggi un giovane non sa neanche chi era Cronkite, e non si ricorda minimamente di quell’inchiesta molto importante di affittopoli; del TG 5 del passato ha una idea nebulosa. Ma forse il giornalismo è fatto anche di questo….. di voltare pagina

 

Parlando di Walter Cronkite che ricordo ha di questo incontro?

 

Walter Cronkite sta alla mia professione come poteva stare Pertini alla politica italiana, cioè una grandissima figura giornalistica che fatalmente ha fatto delle cose che entravano nella storia.

Quando tu sei seduto dietro la scrivania e sta davanti alla telecamera e devi dare la notizia che JFK è morto e  fare tutte le cose  che ha fatto Cronkite, prendendo posizione su alcuni argomenti, trasudando autorevolezza, diventi una icona. In un paese come il nostro, diviso come il nostro, contestativo come il nostro, le icone sono molte poche, ed infatti ci si rivolge sempre al passato.

 

Cosa pensa di Twitter? Che influenza ha sul giornalismo attuale?

 

Sono molto critico sul  rapporto tra i giornalisti e social network, perché il social non sostituiscono il giornalismo. I social network soprattutto twitter, sono una forma di tentazione che svilisce ,superficializza e banalizza  la professione. Se  seguo i giornalisti su tw in genere vedo che: o lanciano i loro articoli e si fanno i complimenti a vicenda o fanno battute spiritose  (o dovrebbero essere tali) o pubblicizzano la presentazione del libro al circolo tale dei tali. Sono tutti luoghi impropri. Francamente non è informazione. La professione non è questa. Il giornalista ha già gli strumenti  per farsi sentire, leggere o per farsi vedere .Non capisco perché devono entrare in un social orizzontale in cui tra l’altro rifugge dal dialogo diretto con il lettore.

 

Nel giornalismo attuale vince il modello all news, ma oggi secondo lei, c’ è un bisogno di approfondimento?

 

In realtà è una caratteristica di canale che dedica l’intera rete all’informazione. Per forza poi devi ampliare il palinsesto con l’approfondimento, i talk, le interviste etcc .Non c’è dubbio che questo modello possa prendere piede sempre di più, non per motivi di contenuti, ma perché è meno caro.

Le aziende  editoriali hanno in pancia una notevole presenza di giornalisti e devono ammortizzare, e lo possono fare soltanto con la quantità del prodotto. Essendo questo prodotto, più a buon mercato della fiction o del varietà o del game show viene utilizzato intensivamente, anche se non c’è una vocazione per questo genere di informazione. Il fatto che in Italia ci sono tre canali dedicati  all news : Sky, Rai e Mediaset ci conferma che questa soluzione sia incomprensibile dal punto di vista del mercato. Le all news  si rivolgono solo in Italiano ad un bacino di utenza di sessanta milioni, che va dal Canton Ticino all’albanese, poi se ci mettiamo i vecchi ed i neonati non ha senso avere tre reti all news. Non ha senso incrementare questo tipo di informazione.

 

Quali sono secondo lei le caratteristiche fondamentali che deve avere un giornalista. Cosa  distingue un giovane giornalista che c’è la fa ed un altro che non c’è la fa?

 

L’età solamente l’età. Quando incominciai a fare il giornalista trentacinque anni fa, chiunque fosse dotato di un minino di capacità e l’avesse voluto, sarebbe diventato giornalista. Oggi si è ribaltato questa equazione e non per forza i migliori riescono ad entrare. Le aziende editoriale se potessero licenziare, licenzierebbero riducendo la forza lavorativa ma non lo possono fare,sicuramente non assumerebbero nessuno. Si è provato con i prepensionamenti, non sono riusciti a creare il turn over, il ricambio. In ogni caso i nuovi assunti vivono una maggiore precarietà, anche perché, non aprono nuovi giornali. Stiamo attraversando una fase di transizione.Come la fase che attraversò la bicicletta con l’avvento dell’automobile. Fase molto difficile oggi, poi magari ritorna la passione fatta in modo diverso. Le assunzioni nel campo giornalistico si contano sulle dita della mano .In molti si inventano frasi ad effetto retoriche o inverosimili . Si creano dei giornalisti “de iure” attraverso le scuole di giornalismo, le università, i master ,poi si dà la tessera di giornalista a delle persone che non troveranno lavoro. Se so tutte questo, è mio dovere avvertire i ragazzi, soprattutto chi sta all’interno delle fabbriche delle notizie. 

   

 
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