Il Discorso tenuto al Senato in occasione della Consegna del Premio "Penna d'Oro" dall'On.Vito Crimi

Simonetta Agnello Hornby, scrittrice ricca di talento che ha saputo portare la cultura italiana nel mondo contribuendo cos├Č alla sua diffusione.

EÔÇÖ stato per me un vero onore presiedere la giuria del Premio Penna dÔÇÖoro,

Ringrazio la Vice Presidente del Senato per aver voluto ospitare questo evento  e con lei voglio ringraziare tutti i partecipanti.

E’ stato per me un vero onore presiedere la giuria del Premio Penna d’oro, i cui  componenti sono espressione di elevato livello del mondo della cultura.

In particolare voglio ringraziare Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca, Emma Dante, drammaturga e scrittrice, Fabrizio Salini, Amministratore delegato RAI, e Giorgia Abeltino, Manager Google Italia i quali, peraltro, hanno prestato la propria attività di giurati in maniera del tutto gratuita. 

Ringrazio altresì il Cons. Ferruccio Sepe, capo del Dipartimento dell’editoria e della informazione che, da uomo di profonda sensibilità culturale, ha fortemente contribuito alla rinascita del riconoscimento; e con lui ringrazio i dirigenti e il personale tutto le capacità professionali dei quali ho avuto modo di apprezzare sin dai primi mesi di carica. 

La cerimonia odierna vede premiata una delle scrittrici più importanti del panorama letterario nazionale che si inserisce nell’alveo di una prestigiosa schiera di letterati che hanno in precedenza ricevuto questo Premio: mi piace peraltro ricordare come questo riconoscimento, così risalente nel tempo, sia stato assegnato una sola volta ad una scrittrice e precisamente nel lontano 1991 a  Lidia Storoni Mazzolani.

Simonetta Agnello Hornby nasce a Palermo in una famiglia della nobiltà siciliana. L’ambiente protetto e benestante non le hanno impedito di sviluppare sin da subito interessi e curiosità per tutto quello che esulava dal proprio contesto di provenienza.

Tale slancio la porta appena diciassettenne in Inghilterra per approfondire lo studio della lingua inglese e dove conosce l’uomo che sarebbe diventato prima suo marito e poi padre dei suoi figli.

Consegue la laurea in giurisprudenza nel 1967 e dal 1972 si trasferisce stabilmente a Londra dove acquisisce la cittadinanza britannica. 

In una Inghilterra ancora non aperta al mondo femminile intraprende la carriera forense, rinunciando a lavorare ben presto nella City a causa dei ritmi frenetici che impone e per conciliare al meglio il ruolo di professionista e madre, decide di dedicarsi all’assistenza legale dei minori in condizioni di disagio.

Nel 1979 fonda lo studio legale Hornby and Levy nel quartiere di immigrati di Brixton  specializzato nel diritto di famiglia e dei minori e che prevede al proprio interno un dipartimento che si occupa di violenza domestica.

 Già presidente part-time dello Special Educational Needs and Disability Tribunal, per otto anni ha insegnato diritto dei minori all'Università di Leicester. 

 Nel 2000 ha iniziato a scrivere romanzi, conciliando l'attività forense con quella di scrittrice. 

Il romanzo d'esordio La Mennulara, è un bestseller tradotto in diciannove lingue e la sua produzione letteraria annovera un totale di diciannove libri la maggior parte dei quali pubblicati dall’editore Feltrinelli.

Il suo genere letterario è di tipo epico riuscendo a far appassionare alla saga familiare come non succedeva ormai da tempo. I suoi personaggi sono vivi e non soccombono mai: sono dei lottatori che propongono una visione del sud d’Italia, ma in genere del sud del mondo, che non si arrende. 

La Agnello Hornby offre al lettore delle figure di riferimento ricche e appassionanti che affascinano. 

Dal suo mondo letterario emerge un concetto di famiglia che, se apparentemente sembra ancorarsi a visioni limitanti l’universo femminile, in realtà rappresenta un nucleo di apprendimento di regole, valori e sentimenti che consente il formarsi di personalità forti, equilibrate e resilenti, oltre che dotate di creatività e di inventiva straordinaria. 

Altro filone narrativo è quello del cibo che la l’Agnello sviluppa nell’ambito delle tradizioni del proprio contesto di provenienza: gli esiti sono di straordinaria raffinatezza, tanto che la possiamo considerare una scrittrice delle buone maniera e del buon gusto.

La Agnello impersona la migliore e risalente tradizione familiare italiana, non in maniera statica bensì proiettata in una dimensione di grande modernità.

Il suo stile è pulito e raffinato con una scrittura intensa e ricca. La sua formazione giuridica non mortifica la chiarezza e la creatività del linguaggio, ma al contrario la induce alla ricerca della verità, tipica dell’avvocato “che vuole vederci chiaro”.

Non ultimo mi piace ricordare l’impegno civile della donna che si è spesa per gli abitanti delle periferie del mondo fisico ed ideologico, siano essi le donne, i minori, gli immigrati, i malati.

La giuria ha pertanto ritenuto all’unanimità di assegnare questo Premio a Simonetta Agnello Hornby, scrittrice ricca di talento che ha saputo portare la cultura italiana nel mondo contribuendo così alla sua diffusione.

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